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Stefano Ardito
Gran Sasso. Il gigante del Sud
Gran Sasso. Il gigante del Sud
Alla scoperta di una grande montagna italiana
Non c’è due senza tre, e con questa recensione sono al terzo libro di Stefano Ardito che vi propongo con estremo piacere, soprattutto per il coinvolgimento della sezione di Roma per questo spazio montano.
Il Gran Sasso non è solo una montagna, è un personaggio, un gigante permaloso, sempre al centro della scena, e Stefano Ardito gli dedica un libro che mescola alpinismo, storia, politica, scienza e qualche dramma degno di diventare fiction televisiva.
Il volume inizia con la storia del recente film “Monte Corno: pareva che io fussi in aria” del regista Luca Cococcetta, che narra la storia della prima ascesa nel 1573, da parte del Capitano Francesco De Marchi. Fino all’invenzione dell’alpinismo con la salita del Monte Bianco nel 1786, sono pochi coloro che si avventurano nell’impervio massiccio, per poi letteralmente invaderlo e progressivamente scalarne tutte le cime, a partire da alcuni alpinisti britannici nel 1875, passando per il CAI di Roma e il CAI aquilano, per arrivare ad un insieme di “Aquilotti e aquilani” che esplorano le vette in ogni modo possibile. Il testo contiene una quantità di nomi illustri e meno noti, che hanno contribuito ad aprire sentieri, vie ferrate e vie alpinistiche di tutto rispetto, tanto da rendere il Gran Sasso una meta nota e ambita e non più una periferia remota o una brutta copia delle Alpi.
La storia del Gran Sasso non è fatta solo di salite e vie estreme, ma anche di storia e di scienza: qui, a Campo Imperatore, Mussolini è stato imprigionato e liberato nel settembre del 1943; sempre qui, nell’immediato dopoguerra, viene realizzato un osservatorio astronomico che si occupa delle Supernova, della formazione delle stelle, delle emissioni di Raggi X e Gamma, ancora oggi attivo.
Nel 1984 viene poi inaugurato il traforo, di soli 500 metri più corto di quello del Monte Bianco, che collega Tirreno e Adriatico in poco più di 2 ore, e nel 1989 entrano in funzione i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, scavati proprio nel tunnel, nel cuore della montagna: “Le condizioni ambientali straordinarie rendono i Laboratori del Gran Sasso l’ambiente perfetto per studiare la Fisica dei neutrini prodotti nel Sole e nelle esplosioni di Supernova, per la ricerca di particelle di materia oscura e per lo studio di reazioni nucleari di interesse astrofisico”.
E come non citare anche il ghiacciaio del Calderone: “A tenere d’occhio il Calderone per decenni è il geologo e glaciologo romano Massimo Pecci, che lavora all’Istituto Italiano della Montagna, ma che frequenta il Gran Sasso anche come alpinista e istruttore del CAI” e, aggiungo, anche come socio della sezione di Roma della Giovane Montagna!
La GM di Roma ha da sempre un rapporto speciale con il Gran Sasso: la cassetta che contiene il libro di vetta, posizionata sulla sommità negli anni 90, ha il logo della Giovane Montagna; tra queste cime si sono svolte le giornate di scuola di arrampicata nei primi anni 2000; qui si sono tenute settimane escursionistiche e di aggiornamento roccia; sempre qui, nel 2017, dopo l’incredibile tragedia di Rigopiano, si è svolto il Rally GM di scialpinismo, organizzato dalla nostra sezione proprio con il fine di reagire e non abbandonare quei territori, già duramente provati dal sisma del 2016.
Rileggere nel libro di Stefano le centinaia di nomi di alpinisti e di esploratori che si sono addentrati in questo massiccio ci fa capire che non si tratta solo di un libro di montagna. È una saga appenninica, dove si incrociano giovani eroici, dittatori maldestri, scienziati sotterranei e valligiani testardi. Ardito racconta tutto con la passione di chi ci è cresciuto dentro, e il Gran Sasso ne esce fuori come un protagonista assoluto, degno della sua fama e ricco di storia.
Tanta è la ricchezza e la fama di questo “Corno monte”, che a marzo 2025, poco prima dell’uscita di questo libro, il famoso alpinista Hervé Barmasse ha completato sul Gran Sasso una straordinaria impresa: il primo concatenamento e traversata in solitaria e in inverno di tutte le vette principali del massiccio, usando ramponi e sci e coprendo 67 chilometri con 7.200 metri di dislivello positivo. Barmasse è stato co-protagonista del film “Monte Corno”, citato all’inizio, e questa sua avventura, da lui definita indimenticabile, conferma lo straordinario potenziale turistico, escursionistico e alpinistico del “nostro” Gran Sasso.
Nel 2026 L’Aquila diventerà Capitale Italiana della Cultura, e il Gran Sasso che la sovrasta sarà un padrino d’eccezione.
Fabrizio Farroni
Sezione di Roma
Sezione di Roma
Stefano Ardito, GRAN SASSO - IL GIGANTE DEL SUD, Solferino Editore, 2025