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Alessandro Baù e Luca Vallata
Civetta Nord-Ovest
“Mi sai dire perché questa montagna si chiama Civetta?” – “Perché la incanta…” diceva già Emilio Comici negli anni 30, descrivendo questa parete così maestosa ed imponente da essere rappresentata su tantissime copertine di libri, riviste o manifesti alpini.
Correva l’anno 1981 quando, percorrendo la ferrata degli Alleghesi, intravidi per la prima volta, fra le nuvole che salivano veloci, la parete Nord-Ovest della Civetta. La giornata era fredda e poi si sarebbe girata in nevischio; nel mio giovane ardore adolescenziale, intuii che quella era una parete davvero alpina, immensa e paurosa: sporgermi per guardarla meglio mi incuteva un fortissimo timore e queste sensazioni interiori mi sono rimaste dentro, intatte.
7 Agosto 1925: Gustav Lettenbauer ed Emil Solleder aprono, in giornata, la grande via sulla Nord-Ovest che diventerà la prima “iconica” via di sesto grado. In realtà oggi sappiamo benissimo che non fu davvero la prima via di sesto grado, ma così quest’itinerario è stato “fissato” nella storia dell’alpinismo.
Quest’anno, 2025, cadono i significativi 100 anni di questa salita ed io avevo fatto balenare l’idea al nostro Direttore Guido, di mandargli un bel reportage di questa salita.
Ma il “Regno del Sesto Grado” e la “Wand aller Wände” ovvero la “Parete delle Pareti”, alta circa un chilometro e lunga oltre due chilometri, non è proprio una passeggiata e, complici le meno stressanti arrampicate sportive in falesia e forse il meteo non troppo ideale … insomma, quando mi sono deciso finalmente a salirla, era davvero troppo tardi …
Beh, non si tratta solo di pigrizia, ma piuttosto di un timore reverenziale: a camminare sui ripidi ghiaioni sotto la parete, di notte, con la tua pila frontale, provi la sensazione di sentirti davvero piccolo al cospetto di questo “Eiger delle Dolomiti”: la roccia non è sempre buona, non ci sono cenge di fuga, senti spesso le scariche di sassi e sai che ti aspetterà una lunga, impegnativa e stressante avventura.
Insomma è un progetto giocoforza rimandato di anno in anno, anche per il sempre breve periodo di tempo nel quale la parete si presenta in condizioni.
Ecco quindi che leggere, ma che dico, studiare, pagina per pagina, la guida delle 78 vie di arrampicata presenti sulla parete Nord-Ovest è stato un po' come mettere sale su una ferita ancora aperta.
Il libro, pubblicato dalla coraggiosa casa editrice Idea Montagna, è scritto da Alessandro Baù e Luca Vallata, guide alpine che hanno impegnato ben quattro anni per fare questo incredibile lavoro monografico.
Alessandro Baù ha seguito la parte tecnica e degli schizzi, grazie anche alla sua ventennale conoscenza e frequentazione della parete, testimoniata dai 33 bivacchi e le numerose e prestigiose vie aperte o ripetute sulla stessa. Luca Vallata ha seguito soprattutto la parte storica, che è molto interessante, ed anche lui ha compiuto importanti prime ripetizioni, oltre ad aver aperto una via su questa parete.
Fra le 78 vie della parete recensite, non ci sono vie facili, diciamo sotto al sesto grado; al contrario, ci sono itinerari che arrivano al decimo grado.
Eppure, anche se non vi cimenterete mai su questi itinerari, vale la pena avere il volume nella propria libreria, anche solo per i dettagliati approfondimenti storici che arricchiscono il valore di questo libro, davvero molto curato nei testi, nelle fotografie e negli schizzi.
Le schede dedicate ad ogni via sono davvero esaustive, ricche di informazioni e precise nei riferimenti.
Solo uno specialista moderno della parete quale è Alessandro Bau poteva cimentarsi in questo mastodontico lavoro.
Questa guida inoltre è una “fetta” interessantissima di storia alpinistica, considerando che la prima via sulla parete nasce nel 1895, la “via degli inglesi” - Phillimore e Raynor – condotti dalle guide Antonio Dimai e Giovanni Siorpaes.
Segue poi il periodo d’oro degli anni 30, che oltre alla Lettenbauer–Solleder, vedrà all’opera Emilio Comici con Giulio Benedetti (1931), ma anche Alvise Andrich ed Ermani Faè (1934).
Grande fermento ci fu nelle aperture degli anni 50, ricordiamo solo Georges Livanos e Robert Gabriel (1951), Armando Aste e Fausto Susatti (1954) ed infine Walter Philipp e Dieter Flamm nel 1957.
Negli anni 60, e precisamente nel 1967, ricordiamo la via degli Amici, di Reinhold Messner, Heini Holzer, Sepp Mayerl e Renato Reali, e la via Piussi-Anghileri-Molin sullo spigolo della Su Alto, sempre nello stesso anno.
Negli anni 70 la via dei cinque di Valmadrera, salita da Gianni e Antonio Rusconi, Gianbattista Crimella, Giambattista Villa e Giorgio Tessari (1972) e la via di Sergio Martini, Paolo Leoni e Mario Tranquillini nel 1976.
Poi dagli anni 80 ad oggi moltissimi specialisti dolomitici hanno aperto vie sostanzialmente dal settimo al decimo grado, fra i tanti citiamo: Christoph Heinz, Venturino De Bona, lo stesso Alessandro Baù, Alessandro Beber, Nicola Tondini, Daniele Geremia, Paolo Crippa, Dario Spreafico, Giorgio Travaglia, Martin Dejori, Alex Walpoth e Titus Prinoth.
Questi sono solo i primi salitori … ma se consideriamo i ripetitori, chi ha fatto le solitarie, chi le invernali … ecco che la storia alpinistica diventa davvero completa: molti grandi alpinisti si sono sentiti in dovere di lasciare un segno sulla Civetta.
Tutta questa storia la ritroviamo in questa preziosa guida scritta davvero “con amore”.
Parlando della Civetta ci sono altri due aspetti molto importanti da tenere presenti e che sono ben presenti nella guida: il ruolo, importantissimo, svolto dai rifugisti, con i loro punti di appoggio ovvero i rifugi, davvero aree vita per gli scalatori estremi e, collegata ai rifugisti, sempre armati di binocolo, anche l’attività del soccorso alpino.
I soccorsi su questa parete, caratterizzata da assenza di cenge, al contrario della solare Marmolada, sono sempre complessi e richiedono fortissima preparazione ed organizzazione, sebbene al giorno d’oggi siano facilitati dall’elicottero, che però non può sempre alzarsi causa il frequente maltempo.
Parlando di soccorso, vale la pena anche approfondire un tema molto attuale.
Il 2025 è stato l’anno in cui più si è parlato di over-tourism ed over-climbing… ed allora gli autori si saranno chiesti se con la loro pubblicazione andranno a modificare i delicati equilibri di questa parete, aumentando l’afflusso di alpinisti.
Ecco l’interessante risposta di Luca Vallata.
“Questa domanda me la sono posta anch'io, per ragioni di responsabilità, prima di iniziare a lavorarci. Soprattutto post-Covid, c'è stato un aumento davvero significativo di persone in montagna, in Dolomiti in particolare, e quindi un aumento anche di interventi del soccorso alpino.
Questo flusso, tuttavia, non ha interessato la parete Nord-Ovest, nel senso che per andare in Nord-Ovest non basta essere alpinisti: tutti gli itinerari della parete Nord-Ovest sono a suo modo severi, qualcuno per difficoltà, tutti per la gestione dell'ambiente particolare della parete. Queste persone, molto qualificate dal punto di vista alpinistico, non sono aumentate in maniera significativa, quindi la parete è rimasta un po’ esclusa dal traffico generale.
Entrando nel particolare della responsabilità, mi sono domandato se questo ‘svelamento dei segreti’ della parete non potesse aprire le porte a chi, citando Massarotto, “quella parete non se la merita”. Nel senso che le persone possono avere un rapporto non rispettoso con la parete, sia dal punto di vista delle aperture, magari con aperture a spit sconsiderate, sia abbandonando rifiuti e sporcizia. A questa domanda mi sono risposto che chi legge una guida cartacea, chi si è preso la briga di andare a comprarla perché ne ha sentito parlare, è già una persona che si distanzia molto, secondo me, dal praticante medio. Insomma, è una persona che ha una certa sensibilità. Allora ho pensato che questo tramandare le storie del passato può avere una ripercussione positiva sulla comunità alpinistica, perché non si tratta tanto di svelare segreti, ma di generare coscienza.”
Il 2025 ha visto l’uscita, oltre che di questa guida, anche di un film documentario dal significativo titolo “100 Solleder Lettenbauer”, prodotto da Alessandro Baù, Alessandro Beber ed Emanuele Confortin.
Non l’ho visto poiché non volevo versare altro sale sulla mia ferita aperta, ma il trailer e l’esperienza e lo spirito dei produttori non lasciano dubbi sulla qualità del lavoro intrapreso.
Massimo Bursi
Alessandro Baù e Luca Vallata, CIVETTA NORD-OVEST, Idea Montagna Editore, 2025