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Sylvain Tesson
Bianco
Il libro “Bianco” mi è stato regalato da un caro amico che conosce la mia passione per lo sci. Titolo sintetico, quasi apodittico.
Conoscevo Sylvain Tesson per la sua precedente opera “Nelle foreste siberiane” (2012), attenta rappresentazione e osservazione della natura immobile ma viva che lo circondava.
Ma in questo libro l’Autore si è davvero superato nelle descrizioni della natura.
In compagnia dell’amico Daniel DuLac, guida di alta montagna, affronta un’impresa: la traversata delle Alpi sugli sci. Un viaggio durato quattro inverni, dal 2018 al 2021, li conduce da Mentone fino a Trieste, via Italia, Svizzera, Austria e Slovenia. Un percorso di 1.600 chilometri e oltre 60.000 metri di dislivello, in cui ogni giorno si delinea una sfida contro il freddo e la fatica. Un mondo illustrato in tutte le sue sfumature di bianco, dove “nel bianco tutto si annulla”, occasione per riflettere sull’essenzialità della vita e sulle sue piccole gioie, dove davvero un piatto di minestra o il calore ipnotico di una fiamma che riscalda ti fa percepire come “il lusso consista nella cessazione dello sforzo”. Incontri umani nei rifugi che danno vita a riflessioni profonde al caldo di una stufa, mentre la selvaggia natura di fuori si illumina come un paesaggio incantato, dove il bianco dissolve ogni contorno.
Un viaggio autentico nel cuore delle Alpi, quasi alla ricerca del tempo perduto, senza esaltazione del gesto, ma narrato con stile evocativo (“Le tre Cime di Lavaredo si stagliavano isolate: tre sorelle bianche con le facce offerte al sole”) e penetrante (“fuori galleggiava la montagna, squalo bianco con i denti in mostra”); una profonda riflessione sulla condizione umana, condotta con pennellate descrittive proprie di un grande scrittore che, citando Rainer Maria Rilke, ricorda che “Ci resta la strada di ieri”.
Andrea Ghirardini
Sylvain Tesson, BIANCO, Sellerio 2023, pagg.253