Il cielo di cobalto, le foreste di ametista

Giovedì 22 febbraio 2024  (evento passato)

Tipo attività: Incontro culturale
Sezione di Roma
Responsabile: Cristina Ternovec - Commissione Cultura



Programma



Il cielo di cobalto, le foreste di ametista, edizioni del Gran Sasso. Itinerari e suggerimenti per percorrere sentieri fra monti e valli sulle tracce di pittori che, dal Grand Tour a oggi, hanno ritratto le vette dell'Appennino e di scrittori che lo hanno raccontato. Cristina Ternovec ci fa rivivere la sorpresa e la gioia ma anche la fatica di questi pionieri del turismo appenninico aiutandoci a vedere questo territorio con occhi diversi



 



Relazione



Cristina ci presenta il suo libro ma anche il suo gruppo di “Amici dell’Acquerello”, che l’hanno accompagnata nell’avventura a S. Pancrazio.  Si presenta come una persona che ha cercato di coniugare la passione dell’arte e quella della montagna, dell’escursionismo e della musica.
Il libro è una via di mezzo – guida escursionistica e viaggio attraverso l’Abruzzo ed il Lazio, sulle stesse strade degli artisti dell’800 – scrittori, poeti, pittori, musicisti – che preferivano quelle zone allora veramente remote ai percorsi più famosi e battuti del Grand Tour.  Cercavano il pittoresco, l’autentico, la vita vera degli uomini e delle donne che le abitavano, da alcuni di loro descritti come luoghi incantati, dal “cielo di cobalto, le foreste di ametiste”.
Cristina ha scelto le sue pagine tra le numerose testimonianze scritte, in prosa e poesia, disegnate, dipinte, musicate, fotografate di MacDonell, Atkinson, Berlioz, Pascarella, Coleman, Canziani, Lear, Silone, Gadda, Dumas, Zimmerman, Zahrtmann, Moulin, Lawrence, Escher, Bresson, Giacomelli, Tosti.  Tutti loro, ognuno a modo suo, ci parlano di un modo di viaggiare più consapevole, più lento, attento ai dettagli che sfuggono durante una gita o peggio oggi, durante un percorso in autostrada.  Viaggiavano a piedi, in carrozza, sui muli e sugli asini, o in treno, e incontravano le persone ancora molto legate ai loro mestieri e luoghi di origine. In alcuni casi gli incontri avvenivano anche in città, a Roma, dove gli uomini e le donne si recavano per vendere i loro prodotti, o per suonare gli strumenti (come gli zampognari) o per fare le domestiche o le balie.  Molte ragazze della valle dell’Aniene, di paesi come Anticoli o Rosciolo o Subiaco, sono addirittura diventate modelle di pittori, alcune si sono trasferite a Parigi, come Agostina Segatori, che in Francia gestì a lungo un locale, Le Tambourin, frequentato da pittori famosi, come Corot e Van Gogh.  E una cugina di Agostina, Federica Segatori, divenne la madre di Enrico Coleman, famoso pittore innamorato del Lazio e dell’Abruzzo. 
Il libro, che avevo già letto e trovato assolutamente godibile e pieno di spunti, è diviso in tre parti.  La prima contiene le testimonianze degli artisti.  Erano scrittori, poeti, pittori, disegnatori, vignettisti, musicisti, fotografi, illustratori, e camminatori, italiani e stranieri, dell’800 e del primo ‘900, che hanno percorso quelle antiche strade riportandone impressioni forti, sempre piene di stupore e di empatia.
Nella seconda parte vengono presentati alcuni itinerari naturalistici che ricalcano i percorsi fatti dagli artisti e ci permettono così di osservare più da vicino i luoghi da loro vissuti e raccontati.  E’ possibile in questo modo rivivere le emozioni provate dagli autori davanti a paesaggi spesso rimasti ancora immutati dopo più di un secolo e risparmiati dall’avanzare della modernizzazione – percorsi per osservare e vivere la natura con occhi d’artista.  Ne cito uno per esemplificare: “Charles Moulin: Quella roccia a picco sull’infinito”, da Castelnuovo al Volturno (Isernia) a Monte Marrone (1805 m) sulle Mainarde”.  Lo cito perché alcuni anni fa (parecchi anni fa…)  una delle escursioni GM guidata da Lidia e Giancarlo Maura ci ha portato proprio lassù, sul Monte Marrone, sulle cui pendici abbiamo poi visitato la capanna-museo ancora conservata dove il pittore Charles Moulin ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.
La terza parte è dedicata alle ferrovie, ma non all’alta velocità di oggi; è un “viaggio sentimentale in treno”, è un omaggio alla” ferrovia” che dopo l’unità d’Italia permise di raggiungere e collegare anche zone interne e impervie.  Le linee ferrate interne (Abruzzo, Lazio e Umbria) in particolare rivelano una grande maestria tecnica del passato.  Furono realizzate opere difficili senza troppo stravolgere il paesaggio.  In queste regioni sono ancora in funzione, con orari quotidiani regolari, alcune linee, alle quali si aggiunge la Sulmona-Isernia, detta la Transiberiana d’Italia, attiva solo in alcuni periodi e solo per scopi turistici.
Le linee ancora attive sono:  Roma Avezzano Sulmona, del 1888; Avezzano-Roccasecca, del 1877; Terni-Rieti-L’Aquila del 1883, ognuna delle quali attraversa valli, monti, grandi piani, gole, boschi, praterie, con soluzioni tecniche d’avanguardia, ma certamente la più caratteristica è quella che da Avezzano porta a Roccasecca, di soli 80 chilometri, tutti uno spettacolo, compresa la galleria elicoidale di Capistrello dove, per superare il forte dislivello di 181 metri in soli 9 chilometri, il treno entra ed esce da  ben sette gallerie!  Provare per credere!
Nella sua presentazione Cristina ha alternato la proiezione di paesaggi, persone e personaggi, fotografie, vignette, quadri, acquerelli, disegni, testi, con la narrazione di fatti e caratteristiche relative agli artisti protagonisti, e l’ascolto di brani musicali e di letture di testi e poesie, degli artisti, dedicati alle montagne e ai loro abitanti.   In particolare, ha citato Alessandro Dumas, Enrico Coleman, Edward Lear, Ignazio Silone, Charles Moulin, Maurits _Escher, Henry Cartier Bresson, Federico Tosti, Cesare Pascarella, raccontando particolari curiosi ed interessanti delle loro esperienze in queste regioni.  È stata una bellissima serata, di cui non molti purtroppo hanno potuto godere.
Il libro di Cristina è della casa editrice Gran Sasso, fondata nel 2019, che ha come obiettivo la montagna.  Ha al suo attivo 23 titoli, tra cui alcune guide compresa quella, piuttosto insolita, della Macedonia del Nord.
Grazie Cristina per la tua passione e competenza, con questo libro hai colto nel segno.  Vi invito caldamente a leggerlo e a farvi trasportare tra quei monti in quelle atmosfere, e ancora meglio a visitare quei luoghi possibilmente a piedi, o a dorso di mulo, o in treno, se proprio vogliamo essere moderni.

Bice Dinale

 
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