Recensioni libri di montagna

Arturo Ottoz cacciatore… di vette. Testimonianze, documenti, immagini

Ada Brunazzi e Paolo Ascenzi (a cura di)

Arturo Ottoz cacciatore… di vette. Testimonianze, documenti, immagini


Arturo Ottoz
Materiale per la biografia di un “cavaliere della montagna”

Nel lanciarsi all’inseguimento della cordata di Cassin, Esposito e Tizzoni, che aveva attaccato lo sperone Walker sulla parete Nord delle Grandes Jorasses – era il 4 agosto 1938 –, Giusto Gervasutti volle in cordata con lui Arturo Ottoz, già noto come una delle migliori guide di Courmayeur. Dieci anni dopo (24 luglio 1948) Piero Ghiglione, dopo la “prima” alla parete Sud-Ovest del Pic de la Brenva, scrisse sul Libretto di Guida di Ottoz: «Quando ho visto bene questa parete ho dubitato di poterla scalare, ma… con Ottoz non c’è niente d’impossibile» (p. 36 del volume che sto recensendo). In anni molto più recenti (2006), Walter Bonatti, riconoscendo che da lui molto aveva imparato, lo definisce «la più forte guida di quel tempo e, da tutti riconosciuta, una delle più esemplari figure del mondo della montagna» (p. 135).
Potrei continuare nelle citazioni. Eppure in questi cavalcanti decenni la memoria di Arturo Ottoz si era progressivamente sbiadita. Nessuna biografia gli era stata dedicata. Da qualche mese è però giunto sugli scaffali delle librerie un volume importante, che raccoglie molti materiali (“Testimonianze, documenti, immagini” recita il sottotitolo) per la biografia che andrà scritta.
Protagonisti di questo lavoro di riscoperta sono Ada Brunazzi e Paolo Ascenzi e il volume ha avuto il patrocinio della Società Guide Alpine di Courmayeur e del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (a cui entrambi i curatori appartengono), oltre al sostegno anche economico della BCC Valdostana e degli Amici delle Guide Alpine di Courmayeur.
Lavoro d’archivio davvero notevole: la bibliografia riporta 120 articoli di 17 testate (quattro dei quali pubblicati in anni remoti su questa stessa rivista “Giovane Montagna”), 44 volumi e 6 contributi video.
Di ognuna delle trenta prime ascensioni firmate da Ottoz (ad eccezione della prima, a proposito della quale ancora non è stato rintracciato materiale) viene riprodotto un racconto o una relazione. Similmente vengono ripubblicati diversi ricordi della sua figura e attività e della tragica scomparsa: tutti materiali non inediti ma oggi reperibili solo con estrema difficoltà. Totalmente inediti, invece, altri documenti: molte annotazioni di clienti significativi sul suo Libretto di Guida, molte fotografie (tra cui, per gentile concessione, quelle qui riprodotte), non poche lettere giunte alla moglie in occasione della morte di Arturo; l’inedito forse più importante è la lettera di Bonatti citata in apertura.
Arturo era nato a Dolonne, un’appartata frazione di Courmayeur, il 13 ottobre 1909, secondogenito di Cesare e Anselmina: prima di lui era nato Osvaldo. Non era una famiglia di Guide: da suo padre ereditò la passione per la caccia (che era soprattutto un modo per assicurare alla famiglia la carne per l’inverno): una passione che gli rimase per tutta la vita, come testimoniano otto gustosi episodi raccolti da Lucio Parodi (e nel volume riportati alle pp. 20-27). L’amico Luigi Glarey testimonia che anche negli ultimissimi anni la stagione della caccia era preminente su quella alpinistica per colui che considera «il più forte cacciatore di camosci della Valle» (p. 116).
Seguire le prede lo aveva portato spesso su pareti impervie, in passaggi delicati e poco a poco la montagna si fece largo nel suo animo. Fu nominato Portatore nel 1929 e Guida Alpina nel 1936.
Tra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Cinquanta l’attività alpinistica di Ottoz, quasi esclusivamente nel gran regno del Monte Bianco, fu davvero di grandissima qualità. Anche perché, tale era la fiducia e la sicurezza che ispirava, che non esitava a portare i clienti più preparati alla conquista di vie nuove. Tra i tanti “clienti speciali” un posto di rilievo spetta indubbiamente a Pietro Nava, che con lui arrampicò negli ultimi otto anni, per un totale di 37 ascensioni, di cui 7 vie nuove. In questo caso, ma anche in altri, emerge dai racconti come possedesse le qualità umane per trasformare il rapporto professionale in vera amicizia.
Le molte testimonianze parlano di un uomo agilissimo, abile a intuire la via di salita, capace nei momenti critici di trovare soluzioni improvvise e brillanti; e, cosa più importante, calmo e sicuro. Luigi Grivel, che gli fu amico da quando avevano sedici anni e compagno di cordata in moltissime ascensioni, così sintetizza: «Arturo era di carattere molto taciturno, modesto, non amava vantarsi. Intuiva l’itinerario migliore, sia in roccia che in ghiaccio. Sciatore valente. Prudente in tutte le sue cose. La passione per la caccia forse superava quella dell’alpinismo» (p. 123).
L’appuntamento con la morte avvenne all’alba del 17 agosto del 1956, sulla via della Sentinella di Sinistra al Bianco. Intuì il distacco di un enorme seracco e gridò l’allarme, cosa che valse la sopravvivenza al nipote Marcel Bareux. Per lui e i suoi due clienti, colpiti in pieno dalla scarica di ghiaccio, non ci fu invece scampo. E, nonostante le ricerche durate giorni, il suo corpo è tuttora gelosamente custodito dalla sua montagna.
Un volume, questo, che non ha l’unitarietà di una biografia; è, piuttosto, un “racconto corale”, che allo svantaggio di qualche ripetizione contrappone una visione condivisa che rende, proprio perché si ritrova in persone così diverse, più veritieri i giudizi. E anche nell’alpinismo, ciò che importa, più che le imprese, è l’uomo che le ha compiute.
Marco Dalla Torre

Editrice Atene del Canavese, San Giorgio Canavese (TO) 2025, pp. 144
 
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