Questo sito utilizza i cookies: per continuare a navigare sul sito è necessario accettarne l'utilizzo. Per ulteriori info leggi qui.
This site uses cookies: to keep on browsing you must accept them. For more info click here (italian only).

Pietro Lacasella
Liberi di sbagliare
Primo Levi è figura nota per la sua sofferta storia di deportato e per gli ideali di libertà testimoniati per tutta la vita. È noto anche nel campo letterario, in particolare per “Se questo è un uomo”, caposaldo della letteratura italiana, ma anche per un secondo piccolo capolavoro che è “Il sistema periodico”, una raccolta di racconti intensi tra realtà e fantasia, tra i quali spicca “Ferro”, dove Primo Levi racconta di sé in montagna.
Su Levi sono stati scritti parecchi libri. Questo di Lacasella non è però un libro in più su Primo Levi. Trattandone un profilo meno conosciuto, più personale ed intimo, come quello della passione per la montagna, il volume di Lacasella sembra, più che un altro libro su Levi, un aggregato di emozioni puntuali, piacevoli ed accattivanti, che rende la lettura agile e gradevole.
In proposito, è interessante annotare quanto scrive il biografo di Levi Ian Thomson nella prefazione del libro: “Nell’estate del 2022 Pietro Lacasella, un giovane antropologo, ha seguito le orme di Levi in montagna, proprio come avevo fatto io trent’anni prima. “Liberi di sbagliare”, un amalgama di storia, aneddoti personali e biografia, evoca vividamente la bellezza e la minacciosa grandiosità delle morene e delle vette alpine frequentate da Levi e dai due grandi amici dei suoi anni universitari torinesi, Sandro Delmastro e Alberto Salmoni. Lacasella, sensibile alla maestosità senza tempo della montagna, vede l’alpinismo più come una sorta di sistema morale che come uno sport, dove la natura va rispettata e in cui si entra con riverenza”.
Una delle qualità del libro di Lacasella è proprio quella di partire dalla figura di Levi per mettere in evidenza anche le intense personalità dei suoi due grandi amici di gioventù. Il libro racconta infatti episodi poco noti di Levi, che si dipanano anche sui caratteri e le vicende dei suoi compagni di cordata Delmastro e Salmoni. Belle sono, in proposito, le loro sottolineature fisiche. Di Delmastro “si diceva che lo chiamassero “gobbo”, perché camminava proteso in avanti, come impegnato in un’eterna salita”. Mentre di Salmoni si diceva che fosse “un ragazzo seducente, carismatico, capace di lanciarsi in estrosità poetiche, come quando, d’inverno, andava a lezione scivolando sui pattini nei giorni in cui il ghiaccio copriva i sentieri del Valentino”.
Molto interessante è anche la contestualizzazione che Lacasella propone quando, mettendo a confronto gli ipotetici percorsi delle scalate dei tre compagni, evidenzia quelle nuove condizioni ambientali che il cambiamento climatico ha palesato, in particolare nella regressione dei ghiacciai. Scrive l’autore: “I ghiacciai, oggi, stanno morendo: i colpevoli, è triste ammetterlo, siamo soprattutto noi, con le nostre politiche aggressive.”
La caratteristica che rende piacevole ed interessante il volume di Lacasella è proprio quella di ripercorrere i tracciati che i tre amici - Levi, Delmastro e Salmoni - fecero ottant’anni fa.
L'esperienza di rintracciare tra le righe degli scritti di Primo Levi è sicuramente stimolante, perché spesso l’autore deve andare ad intuito, non avendo Levi lasciato alcuna relazione alpinistica, come siano abituati a trovare oggi. Inoltre, nel ripercorrere gli ipotetici itinerari di Levi, Lacasella si scontra con i cambiamenti avvenuti in montagna in questi ottant’anni: dalle modifiche morfologiche delle montagne legate non solo all'orogenesi naturale, ma anche e soprattutto, come detto, ai cambiamenti climatici, alle diverse installazioni e punti di appoggio, come i bivacchi e i rifugi, che in otto decenni sono scomparsi, sono stati aggiunti o radicalmente modificati.
Nel libro viene dato molto risalto ai sentimenti del tempo - condizionati dal regime fascista - sugli ebrei, che Primo Levi, con tragica acutezza, descriverà in seguito così:“ La nostra ignoranza ci concedeva di vivere, come quando sei in montagna e la tua corda è logora e sta per spezzarsi, ma tu non lo sai e vai sicuro” e Delmastro, dal canto suo, ribelle ad ogni forma di omologazione, sosteneva che “… si scalava anche per quello: per conservare un briciolo di individualità in un’Italia matrigna, che omologava e manovrava il futuro delle masse. Le vette, al contrario, offrivano la possibilità di essere artefici del proprio destino”.
Ed è proprio riguardo al destino che il titolo prende spunto da una frase di Levi riportata nel citato racconto “Ferro”, dove viene descritta la rocambolesca scalata all’Uja di Mondrone: “… è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino”.
Molto interessanti sono poi gli agganci tra gli ideali alla base della Resistenza e quelli alla base dell’ecologia contemporanea. C’è un passaggio significativo, che mette insieme questi due mondi così diversi e lontani nel tempo. Rifacendosi agli storici, Lacasella scrive: “… le prime fasi della Resistenza furono caratterizzate da un’articolata promiscuità di idee. Non sempre chi decise di prendere le distanze dal fascismo era guidato dalle stesse motivazioni. È proprio questa diversità a conferire un significato profondo alla lotta partigiana: per la prima volta, dopo vent’anni di dittatura, ci si poteva finalmente smarcare dal pensiero unico... Come ci insegna l’ecologia, la biodiversità è un valore. Allo stesso modo, una società capace di parlare al plurale … è prospera e forte. Questo ci ha insegnato la Resistenza”.
E a proposito di ecologia, è interessante notare come Primo Levi già allora si cimentasse in una considerazione più che attuale, riferendosi agli impianti a fune ed ai rifugi oggi degradati ad alloggi per turisti: “Le sere passate in rifugio contano fra le più alte e intense dell’intera esistenza. Intendo parlare dei rifugi veri, quelli a cui per rifugiarsi, con quattro, cinque sei ore di marcia, ed in cui non si trovano molti dei cosiddetti “conforti”. Non già che seggiovie e funivie, ed i conforti sopra nominati, siano in sé disprezzabili … ma con l’avvento della seggiovia viene ad estinguersi un prezioso processo di selezione naturale”.
Molto suggestivi e coinvolgenti, infine, sono i racconti riguardanti la cattura di Levi nell’avamposto partigiano in Valle d'Aosta da parte di spie del regime infiltrate e, assai commovente, il ricordo della tragica fine di Delmastro.
Tutto il libro, per quanto segua una narrazione spesso evocativa dei luoghi, degli ambienti, della natura e delle montagne, resta cucito attorno alla raccolta di dati storici documentati e circostanziati, rendendo la lettura, ancorché storica, appassionante e gradevole. Un libro che potrebbe essere benissimo collocato tra le letture scolastiche, per illustrare ai giovani quella miscela vitale che si può rintracciare ancora oggi tra le montagne, l’ambiente, la storia e l’umanità libera, quell’umanità che si nutre del faticoso pensiero critico e non si arrende al confortevole pensiero unico.
Mauro Carlesso
Pietro Lacasella, LIBERI DI SBAGLIARE, People Edizioni, Pagg. 192