Sezione di Padova



EL CALIERO 1_2019



GIOVANE MONTAGNA
Sezione di Padova
 
Notiziario n.1 del 28.02.2019
VENGONO PUBBLICATI IL TESTO DEGLI ARTICOLI - SENZA LE IMMAGINI
 
Domenica 14 aprile 2019
35^ TRAVERSATA DEI COLLI EUGANEI
GIOVANE MONTAGNA-Sezione di Padova-Centro San Girolamo
Via Tirana,15 – 35138 Padova
Contatti: 335/6898118-email: giovanemontagna.padova@gmail.com
TCE 42 km-mezza TCE 21 km-juniorTCE 4,5 km-miniTCE 2,5 km
Zaino in spalla
Prima di prendere in custodia El Caliero, desidero ringraziare una persona che con il suo impegno, la sua passione e le sue storie ha arricchito queste pagine e dunque tutti noi.
 
Cara Daniela, voglio dirti un grande grazie per il tempo che ci hai dedicato e per quello che hai costruito.
Con grande caparbietà e zelo hai composto un numero dopo l‟altro, raccogliendo e selezionando con cura e interesse articoli e foto. Mettendo nero su bianco lo scambio vivo di ogni nostra esperienza con la Giovane Montagna.
Non ci hai donato solo parole e fotografie, ma la possibilità di conservare e condividere i bei momenti passati insieme, i passi che ci hanno portato alla vetta, le nostre escursioni e anche le scorpacciate.
Sei sempre stata umile, precisa e disponibile in questo tuo impegno, doti che fanno di te l‟esempio perfetto dell‟etica di Giovane Montagna. Un‟amica disponibile, informata su tutto, sempre pronta a dare un consiglio o un‟indicazione. Quieta, ma speciale. Capace di vedere la bellezza nei fiori, negli animali, nelle montagne e in tutti noi. E di far entrare le emozioni dentro di sé, conquistare nuovi paesaggi e condividerli, dipingendoli sulla carta.
Grazie per averci donato ciò che hai di più prezioso, il tuo tempo, le tue doti e la tua passione.
Non mi lasci certo un compito facile, ma è arrivato per me il momento di iniziare questo cammino.
Un cammino che so essere difficile e impegnativo, ma che mi sento di intraprendere spinta dal senso di appartenenza alla Giovane Montagna.
Cosa significa il senso di appartenenza?
Durante una camminata è bello godere di un nuovo paesaggio, percorrere nuove vie e vivere nuove esperienze che ci riempiono il cuore e fanno crescere la mente. Ma non si può solo essere spettatori
del panorama, ognuno di noi è chiamato al tempo stesso a contribuire con il proprio servizio. A fare quella piccola cosa che fa la differenza. Perché in ognuno di noi c‟ è qualcosa di prezioso, e non c‟è gioia più grande del donarlo. Abbiamo bisogno, in questo tempo, di scambiarci gesti e linguaggi differenti, di trasmettere le emozioni vissute, di condividere le esperienze interiori e di avvicinarci alla natura e alle persone. Abbiamo bisogno della disponibilità di animo di ognuno,perché essere in cammino insieme dona un senso di protezione e di comunione,libera nuove energie e ci avvicina Dunque oggi non inizia solo il mio cammino, ma il nostro cammino insieme. Perché seppur intimorita da questa meravigliosa, ma anche impegnativa, avventura, sono consapevole di avere alle spalle un gruppo di persone pronte a contribuire e a mettere la loro firma in queste pagine Vi lascio dunque a questo numero, desiderosa di ricevere i vostri prossimi racconti, le vostre fotografie ma, soprattutto, le vostre emozioni.
E allora forza! Zaino in spalla e… Paola Molon
 
Apocalisse sulle nostre montagne 29-10-2018
L‟allerta meteo elevata e la chiusura delle scuole lunedì 29 suonava strano. Già nel pomeriggio , il cielo color sabbia preoccupava. Ore 17.45 la corrente elettrica si disattivava e tutto l‟altopiano d‟ Asiago restava al buio, ma i montanari sono abituati a queste interruzioni e fiduciosi accendono la stufa, cucinano assieme, tra candele, torce e altro. Tutta la sera fino alle ore 23, un vento pauroso e nessuna goccia di pioggia. Martedì 30-10, giornata grigia, arrivano le prime voci, le prime foto dei droni… La Val D‟Assa non sembra più la stessa, i pini centenari della piana di Marcesina tutti abbattuti dalla furia del vento, per fortuna non si parla di vittime. Un miracolo sia successo nelle valli , non voglio immaginare venti a 160 Km orari tra le case. Vedere tutti questi abeti stesi a terra con la punta rivolta verso nord , fa venire gli occhi lucidi, alberi centenari piantati dopo la guerra del 15-18 . Vedere questi boschi , dove siamo passati centinaia di volte , tante foto scattate, ti lasciano silenzioso e triste davanti alla forza della natura. La stessa sorte è toccata ai boschi del Comelico, Agordino, Bellunese e Trentino.
Il clima è cambiato , la dimostrazione è drammatica , in altre regioni si sono contate anche perdite umane , questi eventi da straordinari stanno diventando normali come gli incendi , la siccità, le temperature elevate e lo stravolgimento climatico sta causando, a livello planetario, un‟ estinzione di massa di specie animale e vegetale. Tutto ciò è dimostrato scientificamente ed è inequivocabile che l‟ uomo ne è responsabile. Vedere tutte queste immagini di devastazione, alberi caduti come birilli, frane che hanno sconvolto il territorio, fanno impressione. Gli alberi che credevo forti, anche se vecchi, sono caduti come fossero di carta Chissà cosa direbbe lo scrittore asiaghese Mario Rigoni Stern, che tra gli alberi e i boschi ha vissuto una vita intera, dedicando a loro svariati libri assurti ormai a piccoli classici ( bastino per tutti , Arboreto salvatico e il bosco degli urogalli, anche se l‟ intera opera di Rigoni Stern è permeata da uno strettissimo contatto con la natura), chissà cosa direbbe , dicevamo , il vecchio Mario di questa natura che ha devastato i suoi boschi, i suoi amati Vezzena e Marcesina su tutti. Perché oggi l‟ altopiano è un habitat devastato. All‟ alba del terzo giorno, ci sono ancora grandi parti del territorio non raggiungibili, senza corrente, senz‟acqua, senza linee telefoniche.
Tutto il territorio ha pagato un tributo in termini di paesaggio, di flora e probabilmente di fauna, che forse non ha precedenti. Si sa di frane, di case scoperchiate, di torrenti diventati fiumi con le sponde erose dalla furia delle acque.
Ma ciò che colpisce di più tra le immagini di questa tragedia, che rimbalzano sui social network senza sosta, in una triste condivisione ininterrotta, sono i boschi dell‟Altopiano (5.000 km\ quadrati, colpendo anche l‟ estensione dei boschi in Trentino). Migliaia di alberi sono caduti o spezzati, dalla furia di un vento tremendo che è arrivato fino ai 166 km /h (al Verena), alberi che portavano con loro la storia millenaria di un Altopiano che da sempre è nel cuore di tutti proprio per i suoi paesaggi, per le sue cattedrali vegetali. Ed ecco che oggi con tutti questi alberi distrutti, se n‟è andato anche, irrimediabilmente, un pezzo di storia dell‟Altopiano. ”Succede: ci sono alberi che risalgono a prima dei Romani, a prima della nascita di Cristo, ce n‟ erano 4, ne sono rimasti 3…sono lì a dirci :Uomini, dove volete andare? “ Abbiate pazienza!”- soleva dire Mario Rigoni Stern. Conoscendolo, e conoscendo la sua avversione per la civiltà moderna, di certo Mario avrebbe dato la colpa all‟Uomo, non certo alla Natura. E qui, ognuno di noi, tragga le sue conclusioni. Parafrasando il grande amico di Mario,

Ermanno Olmi:” Torneranno i boschi”.
Testo e foto di Manuela Mancin
 
Escursione al forte Lisser – 13.01.2019 - Il forte Lisser
Il forte Lisser, posto sulla cima del monte da cui prende il nome, fa parte di una articolata opera difensiva denominata “Fortezza Brenta-Cismon” concepita a fine ottocento dal genio militare italiano a protezione del confine con l'impero austro ungarico in Valsugana.
Le opere di cosiddetta “prima linea” erano, insieme a forte Lisser, forte Leone (Cima Campo), Forte Cima di Lan e la batteria in caverna di Coldarco.
Queste opere vennero costruite tra il 1906 e l'inizio del primo conflitto mondiale.
Il forte Lisser fu completato per ultimo (1911 – inizi 1915) con il compito specifico del controllo della piana di Marcesina e, insieme a forte Leone, del controllo della Vasugana.
Il forte costituiva un eccellente punto di osservazione spaziaando su un orizzonte a 360°.
Era armato con 4 cannoni di medio calibro (149/A) protetti da cupole corazzate girevoli e affiancati da 5 mitragliatrici in torrette blindate a scomparsa.
Disponeva inoltre di ulteriori armamenti più leggeri, variamente disposti nella struttura.
Le opere della fortezza Brenta-Cismon non vennero interessate direttamente dalle operazioni belliche dei primi mesi del conflitto perché le truppe italiane effettuarono l'occupazione immediata delle zone oltre il confine austro-ungarico e non vi trovarono alcun ostacolo.
Persero pertanto il loro scopo difensivo e, per sopperire alla carenza di cannoni nell'esercito italiano, furono sottoposte a disarmo.
Fino al maggio del 1916 le fortificazioni italiane servirono prevalentemente a costituire i punti di partenza e di appoggio per l'occupazione della linea di confine e di posizioni al di là del confine
Nel periodo dell‟offensiva austriaca del maggio – giugno 1916 le fortificazioni del Brenta – Cismon non poterono, dunque, sparare, perché prive di cannoni e munizioni.
Fece eccezione il forte Lisser che sparò in direzione della zona delle Melette.
È ancora da appurare se i cannoni fossero ancora all‟interno delle cupole corazzate o all‟esterno del forte.
Di questo fatto dettero testimonianza Alfredo Graziani e Emilio Lussu, entrambi ufficiali della brigata Sassari. Della testimonianza di Lussu troviamo traccia in un brano del suo libro “Un anno sull'Altipiano”, dove si legge:
<< Tutta la nostra artiglieria era caduta in mano al nemico: noi non ne avevamo più, su tutto l'Altipiano, neppure un pezzo. Solamente dal forte Lisser, vecchio forte smantellato fin dal 1915, tiravano due pezzi da 149, e sempre sui nostri. Fortunatamente gran parte delle granate non esplodevano, e noi non avemmo perdite.>>
Durante l'offensiva il forte fu colpito da due proiettili da 305 mm che non provocarono danni gravi perché non centrarono punti sensibili della struttura.
Fu una fortuna perché il forte non era stato progettato per resistere ai colpi di artiglieria di grosso calibro.
Stessa sorte non toccò invece al forte Verena dove i bombardamenti austriaci provocarono la morte di 3 ufficiali e oltre 40 militari.
Finita l'offensiva, il nemico si ritirò e il forte di monte Lisser rimase fuori tiro delle artiglierie nemiche e continuò ad assolvere la sola funzione logistica.
L'anno successivo, dopo la disfatta di Caporetto, le forze austriache cercarono di dare il colpo di grazia all'Italia tramite un'offensiva che partendo dal Trentino si sarebbe sviluppata sull'Altipiano di Asiago e in Valsugana.
Sotto la pressione nemica le truppe italiane si ritirarono e le difese della “fortezza Brenta-Cismon vennero fatte brillare dalle loro guarnigioni.
Per ultimo cadde forte Lisser, che fu occupato il nel novembre 2017 e rimase al nemico fino alla fine della guerra.
Escursione al forte
In una splendida giornata di sole, con un cielo limpido e senza una nuvoletta, giunti alla Casara Tombal (1300 slm), ci gustiamo un anticipo dello splendido panorama che più tardi, dal forte, vedremo a 360°: davanti a noi le Pale di San Martino e più a destra, sfuocate nella foschia, le alpi feltrine.
A sinistra della Casara imbocchiamo il sentiero CAI 865, inizialmente su strada asfaltata che ben presto si trasforma in carrareccia che, con ampie curve, sale in lieve pendio verso la cima. Vediamo prati assolati e completamente sgombri da neve.
Solo brevi tratti iniziali di carrareccia in ombra presentavano un leggero strato di neve ghiacciata.
Insomma un andare agevole che ci lascia gustare la natura e il paesaggio: sopra di noi un cielo blu e all'intorno tanto e riposante silenzio.
Ben presto alla nostra sinistra inizia il bosco e vi si notano già i segni lasciati dalla tempesta di vento e pioggia di fine ottobre scorso.
Il gruppo procede snodandosi a diverse andature lungo la carrareccia.
Giunti al bivio Lambara, un gruppetto fa una breve sosta per meglio gustare alcuni aspetti del paesaggio: immediatamente sotto il punto di osservazione, la carrareccia, biforcandosi, porta ad uno spiazzo con un capitello votivo, dedicato a S. Antonio, per poi inerpicarsi curvando su un altro versante del monte.
Qui notiamo che per un lungo tratto la carrareccia è ancora bordata, sul suo lato a valle, dalle tipiche “platte” (lastre di pietra) locali.
Spingendo lo sguardo a est, in una lontananza ampliata dalla foschia, si scorge come un puntino su un pianoro, è il sacrario di Cima Grappa.
E' la vista allenata di Sergio Pasquati che fa notare e gustare simili particolari!!!
La passeggiata si fa interessante ed appagante.
Proseguendo si arriva ben presto alle prime fortificazioni. Sono le caserme, edificio a due piani
che poteva ospitare sino a 200 soldati.
Salendo ancora un po' per la carrareccia e volgendosi indietro si ha un vista completa di quanto resta delle trincee e delle postazioni di difesa sopra la strada.
A questo punto è tempo di sosta per guardarsi un po' intorno e consumare la colazione al sacco.
Per il ritorno si percorre una ripida discesa di circa 700 m
alla fine della quale ci aspetta la calda accoglienza della Casara Tombal per un rilassante momento conviviale. Due camini scoppiettanti riscaldano l'ambiente creando l'atmosfera giusta per l'allegra degustazione di salumi e formaggi locali.
Una nota interessante riguarda, in particolare, il formaggio che viene fatto da latte altamente proteico munto da mucche di antica razza autoctona, la razza burlina.
La parte attiva dell'escursione si conclude qui. Segue un rilassante e tranquillo rientro in pullman.
Testo di Gualberto Lupetti
Foto di Paola Molon e Gualberto Lupetti
 
Natale Alpino - 26-01-2019
Novantacinque soci hanno animato con la loro allegria la serata che la nostra sezione dedica ogni anno ad iniziative di solidarietà. Mentre i convenuti, dopo aver assistito alla Santa Messa delle 18.00, cominciavano ad abbuffarsi con l‟antipasto offerto dalla sezione, al piano di sopra Rossano e Nadia, dopo essersi sfidati in un incruento duello, preparavano due pentoloni di fantastico risotto di baccalà. Tutte le leccornie sono state velocemente “spazzolate via” dai soci e mentre Giacomo gentilmente portava il caffè, Manuela e Pinella iniziavano l‟estrazione dei premi della lotteria. I premi erano molti e Pinella correva avanti ed indietro nella grande sala come un folletto, accompagnando la consegna con la consueta verve. L‟ultimo biglietto, quello relativo al premio principale, cioè la bicicletta, è stato estratto da don Giancarlo e, “incredibile, ma vero”, la bicicletta è stata vinta come lo scorso anno della nostra consigliera a Chiara
Oltre ai soci che hanno partecipato alla serata, un vivo ringraziamento va in particolare a:
- Manuela che ha addobbato la sala con allegri palloncini rossi
- tutti i volonterosi soci che nel pomeriggio hanno preparato i tavoli
- Rossano e Nadia, artefici come sempre di un ottimo risotto
- Giorgio Vettore che ha preparato l‟antipasto
- Giorgio Alessi che con la sua fisarmonica ha infiammato l‟atmosfera suonando trascinanti tanghi argentini
- Pinella sempre effervescente nel condurre la lotteria
-Tutti i soci che, finita la serata, hanno rimesso in ordine la sala.
Testo e foto di Daniela Sgarbossa
 
Escursione S. Martino di Castrozza – Baita Civertaghe – 03.02.2019
N.B. il programma in calendario prevedeva la ciaspolada Passo Rolle - Baita Segantini - Val Venegia, ma è stato modificato per le condizioni meteorologiche avverse.
Come consuetudine, era prevista una sosta prima di arrivare a destinazione; questa volta ci siamo fermati al " Pescatore" a Cismon del Grappa sulla Valsugana; desidero esprimere il mio apprezzamento per questo locale: al bar ti servono su un vassoio il tuo ordinativo e la toilette è confortevole e attrezzata di dispenser sapone e di distributore carta mani automatizzati...fantastico !!!
Proseguendo il tragitto con il pullman, appena passato il paese di Fiera di Primiero, nel Comune di Siror, (campi sportivi, bar al " Molin "), siamo stati fermati dalla Forestale per l'obbligo di montaggio delle catene.
Con l'aiuto di Sergio, il capo gita, e di alcuni volenterosi, dopo una lunga e laboriosa operazione, l'autista ha potuto montare le catene.
Nel mentre c'era chi scattava foto, chi ammirava il fioccare della neve, chi anche chiacchierava amabilmente, incurante delle fatiche immani di coloro che lavoravano con tanto di libretto di istruzioni in dotazione alle catene.
Finalmente ripartiamo e affrontiamo i vari tornanti; non è stato facile salire per l'afflusso di auto che scendevano e che rendevano difficoltose le manovre del pullman nell'incrociarsi.
Siamo poi arrivati agli impianti di risalita della Tognola e, poco oltre, io comincio a riconoscere i negozi con le scalinate sulla sinistra e gli alberghi lussuosi sulla destra...Siamo arrivati nel centro di S. Martino di Castrozza, località dove sono stata per tanti anni.
Si prosegue verso il comprensorio sciistico sulla strada che porta alla Malga Ces , dove finalmente il pullman parcheggia e possiamo prepararci per intraprendere la gita.
Equipaggiati con ciaspole e ramponi, ghette e bastoncini, ci incamminiamo passando per il ponte che attraversa il paese, dove ci appare una fontana di ghiaccio; si arriva così alla Chiesa alla cui destra inizia il nostro percorso.
Si oltrepassano alcuni negozi e case e si prende la Via Val di Roda per poi addentrarsi nel bosco; vediamo un simpatico cagnone nero, sporgersi dalla cancellata di un‟abitazione, per farsi fotografare da noi senza alcun timore.
Siamo circondati da alberi appesantiti per la caduta dell‟abbondante nevicata dei giorni precedenti: il paesaggio appare ai nostri occhi una meraviglia; ogni tanto ci si aspetta per compattare il gruppo.
Io e Paola rimaniamo indietro per ammirare in silenzio la natura completamente imbiancata; lei scatta diverse foto: un magico regalo dal cielo, penso dentro di me; la mia anima si apre difronte a questo spettacolo!!
E intanto mi tornano alla mente tanti ricordi di bambina e adolescente, cioè degli anni dal „74 al „94, perché, come dicevo, proprio qui a S. Martino di Castrozza, ho trascorso le vacanze con la mia famiglia. Arrivati alla Baita Civertaghe, abbiamo pranzato al sacco distribuiti nelle casette di legno messe a disposizione dei gestori.
Per il ritorno si è deciso di dividersi in due gruppi: quelli che erano dotati di ramponi hanno fatto il medesimo tragitto dell'andata e quelli con le ciaspole, compresa me, hanno continuato il percorso ad anello che parte da un laghetto artificiale
e prosegue nel bosco incrociando il sentiero che va al rifugio del Velo; rimane alto e ad un certo punto fa una curva a gomito invertendo la direzione, rimanendo sempre nel sottobosco, Per fortuna era stato tracciato da camminatori che erano passati prima di noi.
La salita interminabile ci ha dato del filo da torcere: c‟era chi ciaspolava in silenzio, mentre alcune di noi, le “canterine", si lanciavano in cori per alleggerire la fatica; non sono mancati i momenti del lancio delle palle di neve fresca durante le foto di gruppo, in attesa di quelli che erano rimasti
indietro
Foto di Giorgio Alessi
Foto di Giorgio Alessi
Foto di Gualberto Lupetti
Sulla strada del ritorno, scendendo, siamo giunti alla località " Fontanelle ", dove ho riconosciuto un edificio chiamato "Caffé Col "...ricordo che spesso ci venivo da piccola con la mia famiglia.
Abbiamo proseguito sulla strada con le ciaspole sotto braccio fino a giungere al punto di partenza della Chiesa e poi al pullman. Sapevo che sarebbe stata una giornata ricca di emozioni e adesso che l'ho potuta descrivere rimarrà un bellissimo ricordo che porterò nel mio cuore.
Testo di Clarissa Ghidini Foto di Paola Molon
 
Escursione a Caorle - 16-02-2019
Grazie ai nostri soci Lorenzo ed Alda Ruzzante, quest‟anno la gita al mare d‟inverno ha avuto come meta Caorle, che si trova tra i fiumi Livenza e Lemene e si affaccia sul mare Adriatico a nord est della Laguna di Venezia. Nel 2017, è stata inserita nel novero dei Borghi storici marinari d'Italia. Ha origini antiche: le sue radici, infatti, affondano nel V secolo a.C. (il nome deriva dal latino Caprulae, probabilmente a causa delle capre selvatiche che vi pascolavano), come testimoniano numerosi ritrovamenti di epoca romana, come l'"ara Licovia", altare sacrificale custodito ora nel Duomo, o i ritrovamenti archeologici nel mare. Abbiamo goduto di una giornata incredibilmente primaverile e, in ben 67 partecipanti, abbiamo visto tutto ciò che di interessante la simpatica cittadina offre ai visitatori. Nel raggiungere il Duomo abbiamo costeggiato il grande canale dove i pescatori ormeggiano le loro barche
e siamo passati per i vicoli del centro storico dove le facciate delle case sono dipinte di giallo, rosso o azzurro ed i camini, dalla caratteristica forma, sono visibili dall‟esterno. Il Duomo, costruito nel 1038, custodisce in particolare una Pala d'oro che, secondo la tradizione, è stata donata a alla popolazione dalla regina di Cipro, Caterina Cornaro. Il campanile, pure del 1038, è in stile romanico ed ha una forma originale: è infatti cilindrico, sormontato da una cuspide conica. Attraversata Piazza Vescovado, siamo giunti sul lungomare di ponente, bordato da una scogliera i cui massi sono incisi da abili scultori. Ogni anno si svolge il concorso "Scogliera viva", per il quale scultori di diverse nazionalità sono chiamati a decorare gli scogli.
 
Alla fine della scogliera, dove il lungomare di ponente incontra il lungomare di levante, si eleva il Santuario della Madonna dell‟Angelo, ricostruito nel XVII secolo su una preesistente chiesa a pianta basilicale, e ristrutturato nel 1944. Da sempre meta di devoti pellegrini, conserva sull‟altare maggiore una stupenda statua lignea della Vergine col Bambino e su un altare laterale è posto il masso che ha dato origine ad una leggenda. Secondo la leggenda, dei pescatori una notte uscirono in mare per pescare, così come accadeva tutte le notti. Quella volta però successe qualcosa di strano: videro una luce all‟orizzonte, avvicinandosi si accorsero che a brillare era la statua di una Madonna con bambino che poggiava su un basamento di marmo e galleggiava sull‟acqua.
All‟interno del Santuario abbiamo trovato anche un foglietto con la canzoncina dedicata alla Madonna dell‟Angelo. Terminate le rispettive escursioni, i camminatori ed i turisti si sono ritrovati al “Ristorante Capri” per il pranzo a base di pesce. La bella giornata ha permesso di fare una piacevole passeggiata anche nel primo pomeriggio: giungendo fino alla punta di fronte alla Spiaggia della Brussa, molto frequentata nel periodo estivo. Uno dei casoni era aperto perché il proprietario lo stava sistemando per cui è stato possibile vederne l‟interno. Sulle rive numerosi gabbiani e qualche cigno si godevano la pace del luogo. I gabbiani sono subito accorsi con il loro tipico stridio quando una signora ha lanciato sul pontile dei pezzetti di pane.
Che animali fantastici i gabbiani! Nessuna meraviglia che abbiano ispirato scrittori e poeti come ad esempio Vincenzo Cardarelli.
“Gabbiani"
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace.
Io son come lor in perpetuo volo. La vita la sfiorocom'essi l'acqua ad acciuffare il cibo
E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca.
Giunta l‟ora di rientrare a Padova, abbiamo fatto una piccola sosta in pullman per permettere al nostro simpatico autista Lucio di andare a vedere il Santuario della Madonna
Daniela Sgarbossa
 
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Domenica 24 marzo 2019
Lana: il “waalweg” da Lana a Foresta - Visita di Merano
Mentre il gruppo dei turisti visita Lana, gli escursionisti percorrono i 10,5 km circa del “waalweg” (vie d‟acqua) da Lana a Foresta (Forst).. Si tratta di piccoli canali costruiti per portare l‟acqua dai ghiacciai e dai torrenti di montagna ai vari terreni per l‟irrigazione di vigneti e meleti. Le due comitive si ritroveranno alla Birreria Forst da dove, ripreso il bus, si recheranno a Merano. Il pomeriggio si concluderà con la visita della città.
 
Domenica 07 aprile 2019
Casera Ere (M.Pizzocco)-Valle del Mis
La Casera Ere si trova a 1300 metri sul versante meridionale del Monte Pizzocco nel Comune di San Gregorio nelle Alpi. Il Monte Pizzocco, nonostante la quota relativamente modesta (2183 m s.l.m.), è una delle cime più famose del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi perché con la sua cuspide slanciata caratterizza la Val Belluna a metà strada tra Feltre e Belluno. La Casera viene normalmente raggiunta da Roncoi (650 m s.l.m.) ed
anello che passa per il bivacco Palia: costruito sui ruderi di un'antica malga, è in muratura ad unico piano, e si trova quasi sulla sommità del Monte Piz, alla quota di 1577 metri.
Anche il lago e la valle del Mis fanno parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Il gruppo dei turisti avrà come base la “Trattoria alla Soffia” a Gena Bassa. Numerosi sono i motivi d'interesse per visitare questo recondito vallone racchiuso tra imponenti montagne, tra questi in particolare la Cascata della Soffia e le marmitte dei giganti.
 
Domenica 14 aprile 2019
35^ Traversata dei Colli Euganei
Domenica 28 aprile
Quarto d ‟Altino: - Museo Archeologico e biciclettata
I ciclisti partono da Quarto d‟Altino e raggiungono dapprima Portegrandi dove inizia il tratto più bello del percorso, lungo il taglio del Sile, costeggiando la laguna. A Caposile i ciclisti non ancora stanchi continuano a pedalare fino ad Jesolo Paese dove li aspettano i turisti ed assieme, in bus, si recano a Cavallino Treporti per un meritato pranzo.
Il Museo Archeologico Nazionale di Altino presenta al pubblico i reperti archeologici più rappresentativi di Altino pre-romana e romana, città e porto principale dei Veneti antichi. Il percorso analizza gli elementi di continuità e cambiamento determinati dal progressivo contatto con la realtà di Roma e documenta i vari aspetti della vita pubblica e privata del municipium: urbanistica, architettura, articolazione della società, espressione artistica, commercio.
GRAZIE PER IL TEMPO CHE HAI DEDICATO ALLA LETTURA.
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Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa edizione di El Caliero e che continuano a credere in questo meraviglioso progetto.
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Ti aspettiamo alla prossima edizione.
Paola Molon