Sezione di P.G.Frassati



..." Come in Cielo così in Terra".....



Estratto dall’Omelia del card. José Saraiva Martins durante la cerimonia di intitolazione di una cima del Gran Sasso a Papa Giovanni Paolo II (18.05.2005, S. Pietro della Jenca)

"Levavi oculos ad montes... Alzo gli occhi verso i monti e dico: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra" (Sal 121, 1-2). Le ispirate espressioni del Salmo, ricche di poesia e di spiritualità, mi paiono le più adatte a dirci lo stretto rapporto che esiste fra la montagna e la ricerca, da parte dell'uomo di sempre, di qualcosa di più grande, che vada oltre se stesso, di trascendente. Nel contempo, tali parole del salmista ci suggeriscono anche l'interpretazione e la comprensione del forte e suggestivo fascino che le vette hanno sempre esercitato nell'animo di Giovanni Paolo II.
La montagna, dunque, prima ancora che un'altura fisica, è un simbolo spirituale.
Quello che a noi interessa è lo sguardo contemplativo di Papa Wojtyla, che, tra l'altro ha cantato la montagna con accenti di sublime poesia, cercando in essa la bellezza e la potenza, i profondi silenzi e le voci arcane. 
In un suo discorso c'è un passaggio che mi colpisce: "Guardando le cime dei monti si ha l'impressione che la terra si proietti verso l'alto, quasi a voler toccare il cielo: in tale slancio l'uomo sente, in qualche modo, interpretata la sua ansia di trascendente e di infinito".
E ancora: " L'uomo contemporaneo che sembra rivolgersi talvolta unicamente alle cose della terra, in una visione materialistica della vita, deve di nuovo saper guardare verso l'alto, verso le vette della grazia e della gloria, per le quali è stato creato e a cui è chiamato dalla bontà e grandezza di Dio" (Discorso dal ghiacciaio del Brenva. Monte Bianco, 8 settembre 1986).
Mi pare che in queste parole di Giovanni Paolo II sia racchiuso il grande messaggio che il Grande Papa polacco ha voluto lasciarci, anche attraverso il suo sconfinato amore alla montagna, in stretto rapporto con l'amore per "il Suo Maestro", di cui ci ha parlato anche nel Testamento.
Come la vetta di un monte costringe sempre ad alzare lo sguardo, ad elevarsi verso l'alto, similmente la vita e l'insegnamento di Giovanni Paolo II, continuano ad essere per noi come un indice puntato verso il cielo, un rinviare alla infinità Maestà e Trascendenza divina di Cristo, rispetto all'orizzonte piatto e mediocre nel quale troppo spesso siamo immersi.