Recensioni



Matteo Righetto
L`ultima patria



L`ultima patria Il romanzo “L`ultima patria”, il secondo di una progettata trilogia, fa seguito a “L`anima della frontiera”. Siamo in attesa del terzo, che andrà a completare la saga. De “L`anima della frontiera” abbiamo già parlato nel fascicolo 1/2018. Pregio, pure di questo romanzo, è di riuscire, dalla prima all`ultima pagina, a tenere avvinto il lettore: per davvero non si sa, non si indovina, dove possano andare a parare gli eventi. Anche questo racconto ci riporta all’aspra valle del Brenta, dove la famiglia De Boer visse di stenti e di speranze, presso le erte e scabre falde che corrono lungo quella valle, oppure su per le balze del monte Grappa. In questa valle la famiglia De Boer vive aggrappata sulle falde della Valsugana. Vive una vita stentata quale era pensabile alla fine dell`Ottocento. Una famiglia di cinque persone, ognuna con proprie caratteristiche da renderle diverse e inconfondibili. Terre avare e amare. Vita da poveri grami contadini. C’è chi coltiva sogni e chi non riesce ad alzare gli occhi da quella terra dura. Coltivazione ridotta, ristretta, quando anche si deve fare i conti non solo con la terra arida, ma pure con i balzelli riscossi avidamente da chi comanda, speculando sull`indifesa personalità dei contadini. Il capofamiglia, Augusto, riesce a sottrarre - come può - delle foglie di tabacco che gli consentono di esercitare una specie di mercato da contrabbandieri, scambiando merci con valli vicine, trasformando in lingotti d’argento o di rame quel poco di tabacco che fortunosamente è riuscito a sottrarre alle “arpie` dello stato predatore. La moglie, Anna, vive come può, di stenti, per riuscire a preparare un po` di cibo al marito e ai tre figli: la Jole, Antonia e Sergio. La maggiore è ragazza coraggiosa e intraprendente, che spesso segue il padre nelle trasferte temerarie per il cambio merci. Meno si dice della secondogenita, Antonia, che si chiuderà come religiosa in un monastero della città di Bassano. Il piccolo Sergio sembra promettere molto; si dà ad iniziative che sono possibili alla sua età giovanile: vita nei boschi alla ricerca di nidi di uccelli, resina, funghi. Da una di queste sue scorribande nei boschi e su per i monti un giorno torna al limite della vita: non si capisce cosa abbia avuto, pare prossimo a morire. Dopo una discussione con i genitori, accesa e inconcludente, Jole, nonostante il loro parere opposto, carica sul carro il fratellino Sergio coperto alla meglio di trapunte, poiché il tempo è uggioso e inclemente, per accompagnarlo in città da una strana donna, una fattucchiera che la gente pur tuttavia ritiene e chiama “la santa”. Lì ha modo di incontrare due farabutti, Ruggero Da Ronch (che, poi, è il figlio della “santa”) e Richard Strim. Proprio la coincidenza di questo arrivo induce le due canaglie ad accelerare i loro progetti funesti di impadronirsi dei lingotti della famiglia De Boer, mentre la Jole e Sergio sono in casa della “santa”. Così essi vanno prestamente alla casa De Boer e trucidano i due sposi Augusto ed Agnese. Quando la Jole e il fratello Sergio ritornano alla loro casa trovano i genitori massacrati. La madre ha appena il tempo di dire poche parole alla figlia prima di spirare. È questo il cuore del romanzo e la ragione per cui la Jole intende vendicare la morte dei genitori. Affidato il fratello ad Antonia, ormai monaca a Bassano, la Jole si mette sulle tracce dei due assassini. Li trova quando essi stanno per andare in una baita di montagna. La scena si sposta ora sulle falde del monte Grappa, là dove i due assassini finiscono per altercare tra di loro al punto che Richard con arma da fuoco ferisce gravemente Ruggero. Alla Jole ora spetta di fare i conti: prima con Ruggero, che sarà forse preda dei lupi, poi con Richard, raggiunto nelle grotte di Oliero. Qui è un altro intenso e drammatico momento. La Jole può recuperare i lingotti di argento e di rame e torna al suo paese, poi a Bassano, a riprendere il fratello Sergio, ancora incapace di relazioni comprensibili. Un commiato veloce alla sorella Antonia, e poi alla stazione dei treni. Là una processione di gente che si appresta a partire per le Americhe: questo è il momento dell’addio a tutto un passato vissuto intensamente nel sogno e nel desiderio di un approdo nuovo ma certamente incerto, alla ricerca - forse - dell` “ultima patria”.

Giulio Trettel

L`ultima patria, di Matteo Righetto, Mondadori 2018, pagine 224, Euro 18




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