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Guido Andruetto
Fratelli e compagni di cordata



Fratelli e compagni di cordata Un interessante contributo di Guido Andruetto sui fratelli Ollier, apparso sullo scorso numero della nostra rivista, me ne ha stimolato la lettura, riandando ai miei giovanili passi di iniziazione alpinistica ai piedi del Bianco e agli accantonamenti di Entrèves. Esso racconta, come s`è letto, la vita di una cordata, fortissima e molto affiatata, di due fratelli alpinisti, vissuti all`ombra del Monte Bianco, negli anni 60-70. Un racconto pacato, coinvolgente.
l nomi di Alessio e Attilio Ollier sono sicuramente sconosciuti al grande pubblico poiché loro stessi hanno vissuto, fuori dal palcoscenico mediatico, una vita da montanari, da guide di un tempo passato, schivi ma concreti sui loro obiettivi, alternando il lavoro nei campi e di falegname al lavoro di guida alpina, al volontariato nel nascente soccorso alpino ed infine alla gestione di rifugi, sul solco di una consolidata tradizione familiare.
Tradizione familiare ereditata dal padre Aldo, pure lui guida alpina, e successivamente tramandata ad Alessandro, figlio di Attilio.
Un alpinismo schivo, focalizzato sulle vie di misto, vissuto all`ombra di Bonatti e Zappelli, che è culmlnato nella prima invernale della Poire, nel 1965, nel bacino della Brenva.
Ho parlato di arrampicata mista, fra roccia e ghiaccio, poiché è su questo terreno infido che i due fratelli anno effettivamente costituito una cordata assai coesa. In quegli anni il misto era veramente impegnativo: significava gradinare su ghiaccio e muoversi su terreni pericolosi con una piccozza, con sussidi tecnici lontani anni luce dagli attrezzi di dry-tooling che usiamo oggi, e con precarie possibilità di assicurazione. Inoltre l`abbigliamento era costituito da scarponi in cuoio, calzettoni di lana, braghe alla zuava e maglione di lana…
Leggo nella scheda di copertina che “Alessio e Attilio sono stati, insieme ad altre guide di quella generazione, un po` gli ultimi depositari di un modo di fare e vivere la montagna che di lì a breve avrebbe cominciato a cambiare e a portare verso un modo di praticare l`aIpinismo completamente diverso, che, se da un lato ha innovato, dall `altro ha dimenticato una buona parte dei valori veri della montagna".
Non sento mio il filo di pessimismo che chiude la scheda ma tutto il resto è vero: dopo di loro è arrivata la rivoluzione. La rivoluzione dei materiali, dell’abbigliamento e della conseguente tecnica ma soprattutto della mentalità impostata sulla velocità, sulla possibilità di viaggiare e sull’abbattere alcune barriere psicologiche.
Ecco quindi che questo libro ci riporta, con questa storia di vita, ad un alpinismo vicino negli anni ma lontanissimo come mentalità, poiché, ad esempio, oggi una guida alpina di Courmayeur che non abbia mai salito il Pilone Centrale del Freney non verrebbe sicuramente presa neppure in considerazione. Eppure i fratelli Ollier nei momenti d’oro e drammatici del Monte Bianco degli anni sessanta, tanto descritto sui giornali d`epoca... loro c`erano! Loro c`erano a rischiare la vita nel 1961 per salvare i superstiti della tragedia del Freney con Bonatti e Mazeaud, così pure c`erano nell`inverno del 1971 a salvare Desmaison rimasto intrappolato sulla Punta Walker sulle Grandes Jorasses.
Approfitto del’accenno al soccorso per riprendere, sia pure brevemente, alcune caratteristiche del loro andare per i monti. Innanzitutto il fatto di arrampicare spesso assieme come fratelli li ha portati ad una sintonia, un`intimità, un intendersi senza parlarsi, che ha reso la cordata dei due sicuramente molto più forte di loro stessi come singoli alpinisti. E poi il muoversi nel solco di una consolidata tradizione ha significato rappresentare valori, usi e costumi da loro vissuti in maniera genuina, un alpinismo che per loro ha rappresentato un vero e proprio “ascensore sociale" consentendo loro di ritagliarsi uno spazio di valore all`interno dell’antichissima Società delle Guide di Courmayeur.
Libro sicuramente coinvolgente per chi abbia nel cuore un pizzico d`alpinismo (e per la sua storia). Per la materia in se stessa e nel contempo per come è stata affrontata e narrata dall`autore, appunto con il taglio della sua professione di giornalista.
La prefazione di Reinhold Messner, dà ulteriore autorevolezza al lavoro di Guido Andruetto.

Massimo Bursi

Fratelli e compagni di cordata. Alessio e Attilio Ollier Storia di due guide alpine di Courmayeur, di Guido Andruetto. Prefazione di Reinhold Messner. Corbaccio Editore 2018, € 17,90



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