Recensioni



Matteo Righetto
L`anima della frontiera



L`anima della frontiera Un romanzo non si racconta, un romanzo racconta. Il lettore si fa attento a cogliere tra le pieghe della narrazione voci e suoni, luci e colori, sogni e realtà. Così è del romanzo di Matteo Righetto L`anima della frontiera. Titolo che non attende spiegazioni, ma che - piuttosto - le porta, perché anche là dove meno te lo aspetti ci sono frontiere vere (quelle poste dalla natura) ma pure frontiere pensate, volute, immaginate o costruite dall`ingordigia degli uomini, che sono barriere.
Si tratta di un romanzo uscito l`anno passato, 2017, romanzo di un giovane scrittore padovano, che ha già più volte dato prova di una penna bella e avvincente. In questo suo lavoro c`è storia e patria, una patria magari angusta o avara, dolente e faticosa, sofferta fin nelle fibre più intime dei sentimenti. Le coordinate della storia sono anche nel romanzo, nei romanzi, perché si fanno storia trasfigurata dalla poesia. E’ stato detto con ragione che i poeti sono grandi storici, perché trasfigurano la realtà d`ogni uomo- Pure si deve aggiungere che “la vita è un rischio che si corre vivendo".
Abbiamo detto che il romanzo non viene raccontato, ma si racconta. Una famiglia povera com`era della maggior parte delle famiglie del tempo, che ci porta nel secolo XIX, là dove l`autore colloca la vicenda. Una famiglia alle prese con la povertà e con i problemi d`ogni giorno, quando si devono fare i conti con la fame e le angustie di ogni giorno, con l’inclemenza del tempo, per la malignità degli uomini che dispongono e comandano.
Sono tanti i motivi che si rincorrono nel romanzo del Righetto: la storia, il coraggio, il lavoro, l’inclemenza del tempo e degli uomini, il paesaggio, la natura maligna o benigna, l`animo di chi non si perde d`animo, cuori generosi o cuori infidi, cuori perfidi... Il romanzo è ricco di note e di colore, di paragoni e di volte stellate o di dense oscure nebbie, di monti lucenti e di sentieri impervi, che pure lasciano all`uomo qualche pertugio per sottrarre sé e la famiglia alla tirannia del vivere quotidiano. Il titolo del romanzo parla della natura della frontiera, natura che è l`anima della frontiera, che è il suo nome. La narrazione conduce il lettore - passo passo -tra valli e monti, in luoghi vicini, ma divisi dai confini decisi dagli uomini che pensano di fare – essi - la storia.
Valli impervie e impraticabili come sono gli orridi della Val Noana (alle porte sud dei Trentino), o monti scoscesi come le Vette Feltrine con la cuspide del Pavione (m. 2334), ai piedi del quale è giocoforza passare, perché il contrabbando non può procedere su vie agevoli: deve correre magari lì accanto ma fuori, per impervi sentieri, perché gli uomini che credono di contare nella storia hanno fissato fraudolenti confini, confini innaturali. La storia può ripetere molte cose. Dopo il Congresso di Vienna (1815) era nato il Regno lombardo-veneto sotto l’Austria. Nemmeno una cinquantina d’anni per la Lombardia. Poi, nel 1866, la breve alleanza italo-prussiana, che era durata giusto il tempo per sottrarre al Regno - ora solo Veneto - un altro pezzo di territorio, il Veneto appunto, passato perciò al sabaudo Regno d`ltalia, così che la valle del Primiero, rimasta ancora unita all`Austria, perché - da secoli - faceva già parte del Tirolo, viene ora a trovarsi divisa dal Veneto e deve ora far i conti con un confine che corre sulle porte di casa (nella valle dello Schenèr, al Pontet o Montecroce, al punto dove la valle inizia ad aprirsi), quando sì e no 50 anni erano trascorsi era stata entro lambito della stessa formazione politica (dal 1815 al 1866). Qui ci porta il romanzo, nel cui frontespizio presenta una figura femminile, con uno strano cappello, da uomo, mentre imbraccia un fucile: è la figura della protagonista del libro, coinvolta - suo malgrado - in vicende più grandi di lei, che però essa sa affrontare con grande ardimento e con forza virile, con ardimento e un coraggio degni di un uomo vigoroso.
Chi conosce la valle di Primiero e magari anche - o più e meglio - le valli laterali (come la valle del Vanoi e soprattutto l`orrida val Noana, valli che fanno defluire l’acqua nel torrente Cismon), o chi conosce pure le impervie Vette Feltrine (con la svettante piramide del Pavione), è in grado di capire su quali coordinate geografiche corra il romanzo. Per ritrovare la giustificazione del titolo occorre andare a pagina 133 e alle pagine 174-175. Non ci addentriamo in particolari per non togliere al lettore il gusto della lettura e le sorprese che si accavallano a ritmo serrato - soprattutto al termine del romanzo - e che fanno tenere il fiato sospeso per avventure che l`autore presenta e che potrebbero sembrare impossibili eppure parrebbero narrate con un piglio da renderle reali e possibili. Si è soliti dire che la fantasia supera la realtà. E’ cosi. Quasi a margine rileviamo qualche particolare senza nulla detrarre al racconto. Si tratta, ad esempio, della conoscenza dell’autore circa la varietà dei nomi di piante e di uccelli, di animali d`ogni genere, cosa non facile, a meno che uno abbia in proprio una conoscenza ed una passione per questo genere di particolari. Sono i particolari che rendono riuscito il quadro. Ameremmo segnalare anche un altro rilievo che si riferisce ai numerosissimi paragoni che fioriscono nel romanzo.
Concludiamo: in modi verosimili l`autore ha inteso presentare al lettore una famiglia alle prese con la miseria; se non ci fosse il coraggio e l’ardimento dell’uomo e una ragazza (sui 15-18 anni) che intraprendono la via del bracconaggio e del contrabbando per uscire dalle ristrettezze economiche ma che non mancano certo di intelligenza, di intraprendenza e di capacità di venire fuori da situazioni in cui i`uomo - suo malgrado - si trova come imprigionato ad agitare problemi vitali. L`autore, con stile sciolto e scorrevole, riesce a rendere la narrazione credibile, com`è della natura del romanzo. ll titolo è quello posto dall`autore; ma potrebbe essere anche un altro o un altro ancora: per esempio, la contrabbandiera, che suonerebbe però male; ma certo l`autore ha scelto secondo lo stile con cui ha condotto il racconto. E’ anche questo un segno del favore che il libro ha riscontrato nella diffusione e nella critica. Giovane Montagna potrà rinviare alla memoria di luoghi che molti dei suoi appassionati lettori conoscono e visitano forse più volte all`anno. La lettura del romanzo potrà certamente riaccendere la fantasia e il desiderio di un ritorno a luoghi conosciuti e fors`anche familiari.
Altre riflessioni il lettore incontrerà nell`avvincente narrazione del libro.

Giulio Trettel

L`anima della frontiera, di Matteo Righetto, Mondadori editore 2017, pagine 192




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