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Alberto Cavaciocchi
L`impresa dell`Adamello



L`impresa dell`Adamello La ricorrenza del centenario della prima guerra mondiale ha suscitato numerose iniziative: incontri, studi, conferenze, mostre, pubbliche Celebrazioni. Pochi enti pero sono abilitati a trattare con competenza e dettaglio il tema quanto l`Associazione “Museo della Guerra Bianca in Adamello", sito a Temù, in alta Val Camonica. Nel 1974 un gruppo di volontari iniziò a raccogliere reperti, testimonianze e documenti relativi ai combattimenti verificatisi sulle “montagne di casa”, cioè alle alte quote del gruppo Adamello - Presanella, dal passo Stelvio fino al Garda. E’ la zona dove fu più attivo il fronte alpino e più numerosi gli atti di audacia ed eroismo; e anche dove fu più arduo e senza tregua il lavoro di approvvigionamento e organizzazione delle seconde linee.
Il Museo, che fu inaugurato ufficialmente nel 1984 in una sede provvisoria, nell`ultimo decennio ha potuto trasferirsi in una nuova costruzione grazie a un intervento della Regione Lombardia; lo staff di volontari, guidato da Walter Belotti, da parte sua non ha cessato di produrre studi sulle vicende della “guerra bianca", come ormai da tutti è definita.
Fra gli studi pubblicati dal Museo negli ultimi anni possiamo ricordare l`opera “Dallo Stelvio al Garda" in due volumi, dove - con criteri di praticità - troviamo, oltre al commento delle singole imprese belliche avvenut sul confine alpino, anche una intelligente guida per visitare i luoghi e le tracce rimaste, divenute meta di un appassionato turismo.
Di recente il Museo ha pubblicato un nuovo volume curato da Paolo Marini, socio del Museo e attivo collaboratore per la cura dei reperti raccolti sui luoghi: reperti che sono recentemente apparsi in gran numero a causa del ritiro dei ghiacci. Marini ha scelto di approfondire la figura del generale Alberto Cavaciocchi (1862-1925), che ebbe il ruolo di comandante della 53 divisione di fanteria dislocata nel settore Adamello fra il 1915 e il 1916.
Con un lungo e paziente lavoro di ricerca svolto in archivi pubblici - come quello del Museo del Risorgimento di Milano - e privati, ha potuto ricostruire, in base a dati inediti, un aspetto di solito relegato in secondo piano dai resoconti di guerra: il lavoro indefesso, senza tregua e talvolta dimenticato, delle seconde linee, preposte ai rifornimenti e alla logistica. Mediante la consultazione dei rapporti ufficiali delle azioni di guerra - e soprattutto della loro preparazione - ci si può rendere conto della quantità e qualità delle risorse occorrenti per preparare un attacco o predisporre una difesa.
Le principali azioni di guerra che vengono trattate riguardano la conquista della linea Lobbia Alta-Cresta Croce-Dosson di Genova-Monte Fumo (12 aprile 1916); e l`occupazione della linea Crozzon di Fargorida-
Crozzon di Lares-Passo di Cavento (29 aprile - 9 maggio 1916), quando cioè Cavaciocchi era al comando dei settore: entrambe documentate con estremo rigore in base ai relativi documenti ufficiali.
La maggior parte del volume è costituita dai documenti originali - relazioni, rapporti, ordini di operazione, allegati - inviati ai comandi superiori dai reparti in linea. Troviamo in essi l`eco delle azioni svolte sotto il comando di figure ben note ai conoscitori della materia: Nino e Attilio Calvi, Davide Valsecchi, Aldo Varenna, Alfredo Patroni, Franco Tonolini, Quintino Ronchi e altri. Ma ulteriori notizie vengono evidenziate nei rapporti, come ad esempio gli elenchi minuziosi del materiale predisposto per un attacco: munizioni, viveri, medicinali, generi di conforto, persino gli spilli di sicurezza; così come troviamo elenchi dei proiettili sparati, disposizioni per i turni di riposo, problemi di manutenzione delle teleferiche e così via. Questi dati umanizzano - per così dire - l`asprezza dei combattimenti, mettendo in luce il lavoro oscuro dei militari che non erano in trincea, ma il cui apporto fu determinante.
In questo quadro, che abbiamo chiamato di umanizzazione, non mancano piccoli ma significativi episodi, come quello descritto da Cavaciocchi nel suo taccuino in data 17 maggio 1916: Gli austriaci adoperavano per I trasporti e per i lavori di trincea dei prigionieri russi. Una corvée di tali prigionieri, circondata da nostri alpini mentre saliva dal rifugio Bolognini al rifugio Mandrone, si arrese ben volentieri, anzi, visti vicini gli italiani, per non perdere tempo cominciarono a legnare di santa ragione i soldati austriaci che li guidavano e sorvegliavano. La presenza di varie pagine del taccuino di Cavaciocchi scritte con la spontaneità propria dei diari, contribuisce ad alimentare quel senso di umanizzazione che abbiamo evocato.
Altro aspetto del conflitto che il volume mette in evidenza è l`importanza dei reparti alpini sciatori, quasi inesistenti prima della guerra, e creati sul posto quasi per iniziativa personale da alcuni ufficiali noti come buoni alpinisti, quali Nino Calvi e Davide Valsecchi. I documenti reperiti servono a Marini anche per ristabilire la verità sulla mancata occupazione della vetta del Corno di Cavento da parte degli alpini di Nino Calvi: si trattò della esecuzione di un ordine e non di una iniziativa di Calvi.
Il volume è illustrato da una nutrita serie di fotografie che documentano talvolta momenti poco noti; personalmente sono rimasto toccato dalle foto che riportano le immagini delle SS. Messe, sia celebrate sul ghiacciaio usando altari di neve, sia nella infermeria del rifugio Garibaldi davanti ai ricoverati.
ll libro di Marini viene ad aggiungere un ulteriore valido tassello al grandioso mosaico della "guerra bianca", rimasta nella storia per la durata, l`ambiente, le condizioni climatiche, la quota, fino a diventare emblematica dei sacrifici e della eroica capacità di sopportazione dei militari di entrambe le parti.

Lorenzo Revojera

L’impresa dell`Adamello, di Alberto Cavaciocchi, ediz. Museo della Guerra Bianca, 2016 - pagg. 439 - Euro 23, a cura di Paolo Marini




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