Recensioni



Giovanni Capra
Il grande Det



Il grande Det Dopo la pubblicazione di “Due cordate per una parete" (Premio ITAS Cardo d`Argento 2007, tre edizioni) e “Morte sull`Eiger", scritto in collaborazione con Daniel Anker e Rainer Rettner, e con un eccezionale corredo fotografico di Albert Winkler, Giovanni Capra ha mandato in libreria, sempre con l`editore Corbaccio/Garzanti, il suo terzo libro, questa volta una biografia, dedicata ali`alpinista lecchese Giuseppe Alippi da tutti conosciuto con il soprannome di Det.
Giovanni Capra non è scrittore di professione (è stato insegnante di lingua e letteratura inglese) ma penso che con questi tre lavori un posto nella letteratura alpinistica se lo sia meritato: per la qualità della sua scrittura e per esser riuscito a raccontare con sobrietà e grande partecipazione umana la vicenda di un gruppo di valenti alpinisti «cresciuti nell`Italia proletaria del dopoguerra» che sono stati grandi ma sono rimasti a lungo oscurati da personaggi ben più attrezzati per muoversi nel mondo dei media. Sono convinto, conoscendo un po` Capra, che egli abbia scritto questi libri per corrispondere ad una sorta di mission, cioè per evitare che le storie di cui furono protagonisti uomini come Claudio Corti, Stefano Longhi, Pierlorenzo Acquistapace, Gildo Airoldi, Armando Aste, Andrea Mellano, Romano Perego, Franco Solina, Nando Nusdeo, Giuseppe Alippi Det, andassero perdute per sempre e dimenticate.
E’ da un po` di tempo che non leggo più libri di alpinismo, semplicemente perché l`alpinismo di oggi non mi appassiona. Ma questo libro sul Det ha catturato il mio interesse sin dalle prime pagine perché racconta la storia di un uomo ricco di umanità che si è dimostrato un grande alpinista, ma che non ha mai voluto smettere e non si è mai vergognato di essere ciò che è sempre stato: un contadino.
Nato nel 1934 a Crebbio, comune di Abbadia Lariana, un piccolo borgo aggrappato alla montagna che sovrasta «quel ramo del lago di Como», il Det cominciò fin da bambino ad aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi e, d`estate, nel pascolo delle bestie al Pian dei Resinelli.
Negli anni ‘5O, con l`inseparabile amico Gigi Alippi cominciò ad andare a caccia sulla Grigna e, come accadeva ai cacciatori di camosci dell`Ottocento, si appassionò all`arrampicata che già rudimentalmente praticava. Nei 1958 con Gigi Alippi salì la via Cassin al Nibbio. Questa scalata segnò l`inizio di una attività intensa e di altissimo livello che lo portò a ripetere, da capo cordata, già a partire dal 1959, le grandi classiche sul Bianco, sul Bregaglia, sulle Dolomiti. Nel 1960 divenne portatore e nei 1961 guida alpina. Nel 1965 sposò Carla Balatti, anch`essa una brava alpinista, che rimase sempre al suo fianco nel duro lavoro della terra. Avranno due figli: Cesare e Giorgio. Oggi Cesare insegna al Politecnico di Milano e all`Università della Svizzera italiana e Giorgio progetta software di automazione e controllo di macchine equilibratrici. Nel 1975 partecipò alla spedizione di Cassin al Lhotse. Prese parte anche a quattro spedizioni in Patagonia riuscendo a salire nel giorno di Natale del 2005, all`età di settantuno anni, il Cerro Campana.
Il Det, dunque, fu un alpinista di grande spessore. Avrebbe potuto fare dell`alpinismo la sua professione come hanno fatto altri; ma lui, a tale riguardo, ha sempre avuto le idee molto chiare: avrebbe continuato a occuparsi della terra, delle bestie e del bosco insieme alla sua famiglia, e sarebbe andato in montagna, con i clienti o gli amici, quando il lavoro glielo avrebbe permesso.
Gian Piero Motti, in un famoso articolo del 1972 (nella sostanza ancora attuale), ríflettendo sulle crisi esistenziali che attanagliano tanti alpinisti, scrisse con grande lucidità: «Alcuni si illudono di essere qualcuno, credono di essere importanti, solo perché nell`alpinismo hanno raggiunto i vertici. Ma se tu trasporti gli stessi individui in un altro ambiente, se li inserisci in un differente contesto sociale, allora li vedi incapaci di sostenere un dialogo qualsiasi, spauriti e intimiditi, incapaci di intrecciare relazioni umane. (...) purtroppo, nell`alpinismo, troppi sono i falliti e troppi i condizionati (...).››
Il Det, e tutti i veri montanari come lui (mi viene in mente Mario Rigoni Stern che, già scrittore famoso, non volle mai allontanarsi dal suo Altipiano), non hanno mai sofferto di questi “mali” molto diffusi invece tra i cosiddetti "cittadini" che con la montagna faticano ad instaurare un rapporto autentico e profondo.
«ll Det ha vissuto da contadino di montagna, fiero della propria famiglia con profonde radici nella comunità di Crebbio, ai piedi della Grignetta. Sul filo di cresta che la vita gli ha riservato di attraversare, il Det ha tracciato la sua via guidato dalle proprie convinzioni e dai propri principi, fuori dalle mode del momento, fuori da schemi di comodo, lontano da facili compromessi. La famiglia gli ha dato le soddisfazioni più durevoli, insieme al lavoro della terra, da lui vissuto con schietta dignità. con naturale eleganza, senza mai risparmiarsi».
Oggi, a ottantatre anni, Il Det taglia ancora la legna e falcia l’erba come ha sempre fatto. Al prato di Versarigo ha sistemato il vecchio baito; da lassù può ammirare l`amato Sasso Cavalllo. Quanti ricordi gli affollano la mente! Ma senza rimpianti perché, con grande saggezza, ha vissuto intensamente ogni giorno della sua vita, radicato nella sua terra, circondato dall`affetto della sua bella famiglia e dalla stima di quanti lo hanno conosciuto.

Adriano Tomba

Il grande Det. Giuseppe Alippi alpinista e contadino: una storia italiana di Giovanni Capra, Corbaccio/Garzanti, Milano, 2016, Euro 18,60




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