Sezione di Venezia



Colli Berici: sentiero di San Bernardino
28/4/2019



Partenza:  Piazzale Roma ore 7.10,   Mestre – Hotel Russott (ex Ramada) ore 7.20.

Punto di partenza:  piazza della chiesa di Mossano (VI) (89 m.)

Equipaggiamento: Normale da escursionismo (zaino, abbigliamento da montagna, scarponi).

Cartografia:  i colli Berici 1:30000. Sentiero n. 81 (non indicato sulla carta). Le varianti non sono segnalate.

ITINERARIO

Dislivello:  450 m. circa.

Tempo medio di percorso:  ore 4 circa (5-6 con varianti).

La contra’ dei “Munari”

Dal centro del paese di Mossano si percorre per 100 metri, in direzione ovest, via Garibaldi, quindi si svolta a sinistra imboccando il sentiero ”de Castellan” che scende nella borgata dei Mulini. Questo tratto era un tempo ben tenuto: si osservi a destra la bella “cunetta” in pietra per lo scolo dell’acqua piovana. Al fondovalle, si attraversa un ponticello e si svolta a destra risalendo via Calbin che si sviluppa lungo il torrente. Al Molino “Cuchei” (Ca’ Campesato) si notano alcune macine da molino addossate all’ex sala di macinazione; la ruota era situata sulla parete verso il cortile e mossa dall’acqua passante sotto l’abitazione. Si sale dietro le case la stradina in cemento che fino a pochi anni fa era acciotolata. Si incontra un’altra corte di molino con la tipica porta ad arco che immetteva ai macchinari; di fronte scorre la “roda” dei molini (roggia dell’acqua) e nel muro ecco il foro del “mello”,cioè l’asse della ruota. Il percorso supera sul lato nord questa costruzione (attenti ai segnali) e passa dietro al terzo molino; si osservi il porcile con trogolo in pietra a tre posti, costruito dopo che andò in disuso l’adiacente forno del pane. Seguendo la canaletta dell’acqua si giunge al secondo molino, costruito nel 1904 sulla sponda destra dello “scaranto”; si guada montando su alcune pietre che consentono di non bagnarsi. Questo molino disponeva di un notevole salto d’acqua; nella parte superiore è ben visibile la condotta che andava a scaricare tutto il suo peso d’acqua sui “coppielli” della ruota di 5 m di diametro!

La fontana e le “Prigioni”

Giunti ad incontrare la strada che collega Mossano con Barbarano ci si porta alla fontana. Appena sotto la strada c’era il primo dei 12 molini che questa potente sorgente azionava nello spazio di neanche un chilometro. La fontana di Mossano in tempi recenti è stata adattata a lavatoio, poi gran parte dell’acqua è stata catturata per l’acquedotto locale. L’acqua sorge all’interno di una grotta profonda 17 metri il cui primo tratto è completamente rivestito in muratura e chiuso da portoncino d’ispezione. Poche decine di metri più a monte della fontana è situato uno dei più curiosi “ambienti costruiti” dalla regione: un palazzo scavato in parte nella roccia e conosciuto localmente come “le Preson”. Per visitare le “Prigioni” è opportuno essere guidati chiedendo il permesso ai conduttori del fondo che abitano poco lontano.

La “Colombara”

Dalla fontana  si ritorna al ponte e si prosegue per un piccolo sentiero che sale dietro alla cabina dell’acquedotto. Guadagnando quota, si arriva sulla strada che sale in località “Co-lombara” e dopo 30 m. si scorge a sinistra il “Covolo della Catibalda”. Superate un paio di curve si giunge in vista di un abitato che conserva, sul lato a monte, una torre –colombara databile al XVII secolo mentre alcuni elementi dei rustici adiacenti sono ancora più antichi. Cento metri prima di questa fattoria l’itinerario sale a destra superando un erto tornante in mezzo  ad un uliveto, poi prosegue in direzione ovest, pianeggiante. In prossimità dei punti quotati 230 e 249,50 si incontrano dei graziosi alberelli di sorbo (Sorbus domestica).

L’altopiano

In direzione nord, oltre ai campi, si entra in un bel bosco dominato dal castagno e ricco di funghi; il fondo è argilloso, rossastro, tipico di queste alture. In basso a destra si estendono due ampie “doline” coltivate e sulle pendici dei monti si notano dei gruppi di betulle: essenze piuttosto rare nei Berici. Alla contrada Panozzi si svolta a destra aggirando il Monte Grande (406 m.); controllando la segnaletica e la mappa si procede fra le colture fino ad uscire su una carrareccia (punto quotato 376,10) che si risale per 100 metri  a sinistra, quindi nuovamente a destra si pende un’altra campestre. Al “giro di boa”, lungo il tratto che si dirige a sud, si vedono alcuni vetusti marronari, più avanti si passa una piatta vallecola (punto quotato 383). Arrivati sulla dorsale si devia bruscamente a destra seguendo la carrareccia in direzione sud (punto più alto dell’escursione, circa 405 m., metà percorso). L’escursione riprende in direzione nord-est abbandonando gli ultimi coltivi; si attraversa un bosco ceduo salendo tra le ceppaie di carpino nero e fusti di rovere di grossa taglia. All’uscita ricompaiono le aree coltivate presso Ca’ Chimento deviazione a sinistra e poi subito a destra passando di fianco al rustico. Dopo un avvallamento si monta su delle rocce vulcaniche. Il sentiero continua lungo il versante meridionale del Monte Capitello puntando verso nord-est per tratti pianeggianti e piacevoli dove si incrociano vari sentieri.

Il sentiero dei covoli

Seguendo il tracciato si passa per Ca’ Carlan e da qui la strada scende a incrociare la “strada dei Monti” presso Ca’ Leonardi, dietro la quale si apre il noto Covolo di Paina frequentato fin dalla preistoria da uomini e animali. Di fronte alla casa un sentiero prosegue nell’altro versante montuoso caratterizzato da una vegetazione più rada e amante i suoli sassosi e soleggiati. Si giunge quindi alla base di una cengia rocciosa con alcuni covoli naturali, il più importante dei quali è il Covolo delle Tette, così denominato per le vistose concrezioni mammellari che pendono dal soffitto. La pista prosegue verso il pianoro di “Boccanegra” (Ca’ Rigo); passando sul retro dell’azienda agricola si scende per 30 metri la dorsale per poi  cambiare bruscamente direzione verso località  “Olivari” (occhio alla mappa). È un tratto pianeggiante, in costiera e panoramico che permette un’ottima visione della sottostante piana del “Palù” e del colle Montruglio dominato dall’imponente Villa Camerini del XVII secolo. Passando un centinaio di metri sopra la famosa grotta di S. Bernardino, l’escursione volge al termine lungo un tratto della vecchia Strada degli Olivari; il luogo è ricco di fossili caratteristici dell’Eocene, il 1° periodo dell’era terziaria (60.35 milioni di anni fa). In breve si raggiunge il punto di partenza dal lato del piazzale della chiesa dedicata a S. Pietro Apostolo che conserva una tela del primo 700 attribuita a Francesco Aviani; interessanti sono anche l’isolato campanile e il coro della vecchia chiesa di Mossano (1725).

I luoghi di S. Bernardino

Alla base di uno spuntone di roccia si apre la famosa “Grotta di S. Bernardino” oggetto di importanti ricerche preistoriche che hanno permesso di accertare la frequentazione dell’uomo di Neanderthal. Questa caverna è nota anche per essere stata utilizzata nel medioevo come eremo: nella prima metà del 1400 ha ospitato S. Bernardino da Siena. Altri documenti riportano la cronaca dell’eccidio di Mossano avvenuto mercoledì del 22 maggio 1510. In quel tempo, gli eserciti in guerra contro i veneziani, passarono da queste parti seminando distruzione e morte. La gente si rifugiò al Covolo di S. Bernardino ma la soldataglia vinse l’assedio soffocando con fuoco e col fumo circa un migliaio di inermi popolani. 

V A R I A N T E: la scogliera e i Covoli di Trene

 Da casa Leonardi si incrocia la strada dei monti che si percorre per un lungo tratto fino ad incontrare sulla destra una stradina, via  Regola, che conduce ad un gruppo di case poi fino ad incontrare un edificio isolato. Ora la stradina prosegue in salita tralasciando sulla destra la deviazione per il monte Bella Pai e successivamente una carrareccia che sulla sinistra sale al Monte Alto. Ora la carrareccia affronta in quota leggeri saliscendi in un alternarsi di sporgenze e rientranze per scendere poi alla contrà Tomasetto. Si prosegue per il sentiero più  evidente  e a lungo pianeggiante o in leggero falsopiano , sempre in bosco. Si incontra sulla sinistra una stradina, si piaga a destra. Dalla sommità della scogliera si scende ripidamente in un tratto scalinato nella roccia. Qui inizia l’itinerario de covoli:  dei Due Camini, Covolo Piccolo, delle Bocche, Grotta di Trene e infine il Covolo dell’Arco. Lungo un percorso ripido e tortuoso si scende a incontrare la carrareccia  che inizia a Villa Marsiaj  che ci porta in breve all’agriturismo “da Sagraro” e Contrà Rigo. Da qui si prosegue in discesa come per l’itinerario breve.

V A R I A N T E: visita all’Eremo di S. Bernardino

In località Olivari, circa 100 metri sopra il sito da visitare, si tralascia la via normale di discesa nel punto in cui si trova una targa illustrativa. Prima percorrendo un breve tratto  prativo poi un lastrone roccioso calcareo e labi-li segnali di color azzurro (fare molta attenzione e cautela). Essendo molto fitta la vegetazione, è consigliabile seguire verso destra una traccia di sentiero che in breve si congiunge al comodo sentiero in piano per l’eremo che si percorre verso sinistra (tempo per la deviazione 20 minuti).  Visitato l’eremo si torna indietro per il medesimo sentiero si prosegue in discesa in bosco e poi per un breve tratto su prato incrociando alla fine la mulattiera del percorso principale, arrivando in poco tempo alla chiesa parrocchiale e al piazzale sottostante.

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